Un piccolo grande uomo, passionale, istintivo, generoso ma soprattutto vittima di se stesso, nonostante sia stato spesso usato, sfruttato e tradito da quelli che gli giravano intorno. Non proprio un film autobiografico che, ovviamente, non accontenterà tutti anche perché raccontare più di trent’anni della vita di un (qualsiasi) uomo in meno di due ore (113’) è pressoché impossibile. Però qui Marco Risi tralascia volutamente il dato scandalistico e qualche episodio (della sceneggiatura degli spagnoli Manuel Valdiva, César Vidal e Manuel Rìos) marginale che poteva disturbare, non ‘el pibe de oro’ ma l’ex moglie e le figlie, e rallentare il racconto.
Dieguito privato dalle partite con i ‘cebollitas’ all’Argentinos junior, dal Boca alla Selezione Argentina, dal Barcellona al Napoli. Ascesa e caduta di un idolo amato, odiato, santificato.
“Maradona l’ho incontrato solo una volta a Cesenatico, il 14 luglio 2005, dove abbiamo parlato di tutt’altro tranne che del film - racconta il regista - a cui abbiamo dedicato gli ultimi 20 minuti della nostra chiacchierata. Ha detto ‘me ne frega poco’ e ha delegato la decisione a Claudia: ‘se va bene a lei…’. E lei, dopo aver letto la sceneggiatura, ci ha dato il via facendoci notare un paio di particolari che avrebbe preferito fossero evitati. Comunque, ha visto il film e mi ha assicurato che non porrà alcun veto. Quella che era un po’ spaventata era la figlia Dalma”.
Quindi, il vero Maradona nel film si vede in qualche frammento di partita celebre e dei mondiali, anche perché aveva promesso a Risi di andare almeno l’ultimo giorno sul set a Buenos Aires (dove è stato girato quasi interamente per sette settimane, tranne una settimana di riprese a Napoli, ma persino qualche vicolo della città partenopea, come la stessa Barcellona, sono state ricreati nella capitale argentina).
“Se fosse venuto sul set - confessa Risi - lo avrei convinto a partecipare, magari in smoking mentre si metteva a palleggiare nel fango. Mi aveva detto ‘voglio esserci per fare una dichiarazione alle mie figlie’. Ma non è mai venuto. L’episodio del pozzo (dov’è caduto da bambino per recuperare la palla in piena notte e sotto la pioggia torrenziale, ndr) è successo veramente, ma in modo diverso e salvato dallo zio anziché dal padre.
Così come è stato tralasciato l’episodio del ‘figlio napoletano’, e della camorra c’è solo un accenno.
“Il primo l’avevamo anche girato - dichiara l’autore - ma poi l’ho tagliato perché sembrava una parentesi scandalistica, uno sbrodolamento della storia che non incideva minimamente. Riguardo la camorra invece ci sono solo illazioni, non è una storia documentata e non tocca a me approfondire l’argomento. C’era addirittura una scena con Fidel Castro che poi non ho inserito. Era del periodo in cui si era fatto biondo, e sembrava l’incontro tra due sosia. Ridicolo. Prima non volevo nemmeno fare il film perché Maradona è così vivo e presente nell’immaginario di tutti che mi sembrava assurdo. Poi ho letto la sceneggiatura e ho visto che c’erano elementi molto interessanti sul personaggio in se stesso. Geniale, straordinario, unico nel calcio, ma molto fragile nella vita normale. Anche se poi Claudia mi ha confessato ‘Diego non avrà mai una vita normale’”.
A interpretare il calciatore più famoso del mondo è Marco Leonardi che si è sottoposto al provino dicendo al regista “Lascia stare i provini: Maradona sono io”, malgrado Risi avesse provinato senza soddisfazione parecchi attori argentini.
“Lo conoscevo come tutti voi - chiarisce l’attore - per le partite, le interviste, ma dovendo interpretarlo ho sentito chi l’ha conosciuto, ho ascoltato le sue dichiarazioni, visto i filmati anche di calcio. Ho capito che era un uomo di grande generosità anche nella vita. Un leader, un ribelle vero che non ha mai evitato duri atti d’accusa, né la denuncia. Ho visto anche quando parla contro la Fifa, la ‘mano negra’, di cui si è parlato poco, ma poi abbiamo visto cosa è successo nel nostro paese. E’ un uomo anche perbene. Non tradirebbe mai un amico”.
“Non credo abbia fatto male a nessuno - ribatte Risi - ma solo e soprattutto a se stesso. Sapeva che non sarebbe mai riuscito a giocare meglio grazie alla cocaina, anzi si sa che il suo effetto è proprio l’opposto. Mi è simpatico, non lo giudico. Era una gioia vederlo giocare a calcio”.
Leonardi comunque se la cava abbastanza bene, anche perché come dice Risi “ha il colore e la statura dell’originale, ed è mancino”. Ovvio che non sarà mai Maradona, ma in qualche sguardo e qualche mossa (è un ex calciatore) riesce a ricordarcelo. Il resto del cast - tranne lo pseudo camorrista Pietro Taricone - è argentino doc: Julieta Diaz (è Claudia adulta), Juan Leyrado (Coppola), Eliana Gonzalez (Claudia adolescente), Norma Argentina (Tota), Roly Serrano (Chitoro), Gonzalo Alarcon (Diego bimbo), Abel Ayala (adolescente), Emiliano Kazka (Jorge adulto). Così come gran parte della troupe. Il direttore della fotografia è Marco Onorato, le musiche sono di Pivio e Aldo De Scalzi, ma ci sono canzoni anni ’80-’90, da Blondie a Pino Daniele.
Nelle sale dal 30 marzo distribuito da 01 in 150 copie.
Note:
* Il film è stato realizzato con il contributo del MIBAC.