Lei (Alba Rohrwacher) fa la cassiera in un supermercato e ha dedicato tutta se stessa alla cura della famiglia, lui (il magnifico Guido Caprino) lavora nell’edilizia col fardello del rigore emotivo di un padre autoritario e nel tempo libero fa l’allenatore di una squadra di calcio giovanile. Quando la figlia della coppia di provincia decide di trasferirsi in città per proseguire gli studi universitari ecco sfaldarsi certezze e abitudini, bisogni e desideri. Inizia così Una storia, l’esordio alla regia di Anna Foglietta passato alla Mostra di Venezia nella sezione Orizzonti e scritto insieme a Matteo Ferri e Tania Pedroni.
Possiamo correre il rischio di vivere una vita intera senza conoscersi davvero? recita un verso di Alda Merini citato dalla Foglietta nella presentazione del film. Ed ecco, in un anno solare, il percorso di emancipazione emotiva, individuale prima che collettiva, che forse regalerà nuovi stimoli alla coppia piccolo borghese.
Intimo e rarefatto, il film della Foglietta vive di sguardi e silenzi più che di emancipazione dialettica coi due attori protagonisti che dimostrano una bella chimica recitativa impastata di dolore nascosto e illusioni perdute. Con sequenze che dicono più di mille parole (il karaoke stonato di Caprino che canta Luna di Gianni Togni con uno scatto rabbioso, il desolante primo piano della Rohrwacher vestito col cappello di Babbo Natale fuori dal supermercato, la masturbazione davanti allo specchio della donna dopo aver provato a comprare una crema per il viso al telefono) e le attese, i rituali quotidiani svuotati di senso e i movimenti minimi della macchina da presa a fare da stella cometa a queste scene da un matrimonio che pongono domande senza pretendere risposte.
Non riesco ad essere felice, mi vergogno dice quella moglie che si sveglia ogni mattina chiedendosi se la vita sia tutta qua mentre lui, dopo aver scoperto in una battuta di caccia che il padre (Elio De Capitani) ha venduto la ditta a sua insaputa si trasforma in elettricista domestico con quel lampadario riparato a metà che si fa manifesto della propria vita.
Diviso in quattro capitoli (Autunno, inverno, primavera e poi) Una storia non brilla certo per originalità ma è esercizio utile in un ipotetico manuale di sopravvivenza di coppie cinematografiche. Con quei rituali domestici svuotati di senso (il ciambellone consumato di fretta a colazione, la stanca vestizione in bagno) e quel nessuno ha bisogno di te rinfacciato in uno sfogo da Caprino alla Rohrwacher che risuona in testa e indica la strada della trasformazione verso una nuova e definitiva consapevolezza femminile.
In sala dal 24 settembre distribuito Bim