Finalmente una commedia romantica italiana fresca e mai banale, divertente e riflessiva. Opera prima di Niccolò Gentili, anche sceneggiatore con Lisa Nur Sultan e attore nel ruolo del coinquilino del protagonista, Dov’è la Fiesta? è un fuoco di fila amoroso servito da una coppia di attori in stato di grazia (bell’intesa tra Francesco Carril, l’attore spagnolo di origini italiane di Dieci capodanni che dimostra di parlare benissimo la nostra lingua e Linda Caridi in riuscita versione malincomica) e da uno stuolo di comprimari che condiscono al punto giusto questo work in progress sentimentale che cita il Troisi di Pensavo fosse amore e invece era un calesse e l’Harry ti presento Sally di Rob Reiner (Dimmi che non dovrò mai più passarci dice la Caridi a Carril in riferimento ai tormenti della fine di una storia d’amore come faceva Meg Ryan con Billy Crystal).
Mossi come pedine del sentimento da un misterioso Babbo Natale romanesco (l’irresistibile Giorgio Tirabassi che maledice la Palmiro Togliatti e somiglia curiosamente al Francesco Colella nelle vesti di Ovidio del recente Dio dell’amore di Francesco Lagi), Leo ed Irene si frequentano da tre mesi tra gli ingorghi della Capitale, lavori precari e voglia di stabilità. Lui è un aspirante attore trentacinquenne fuggito da Fucecchio (il paese di Indro Montanelli del quale sentiremo parlare in sottofinale) che intanto guadagna qualche soldo come comparsa fissa e muta (almeno dovrebbe…) da pellegrino medievale ed è ancora a Partita Iva agevolata. Lei tiene un corso di sceneggiatura di rom com, ha un’amica del cuore che la tampina al telefono e una domanda che gli frulla in testa da fare al suo partner occasionale (Io e te cosa siamo?).
Incontrarsi è un miracolo, perdersi è la cosa più facile del mondo ed ecco che, complice il furto della Fiesta nuova di zecca del titolo di Leo inizia un girovagare romano e un girotondo sentimentale fatto di incontri ed incubi ad occhi aperti (occhio agli psicologi…), suore poco affettuose e poliziotti che giocano al fantacalcio, bolli da pagare (l’impiegata Daria Deflorian non si dimentica), padri in arrivo dalla Toscana con intenzioni bellicose (Sergio Pierattini) e boccate di sigarette svapo.
Metacinematografico, girato a ritmo sostenuto tra le strade di una città complice e nemica, il bel film di Gentili riflette sullo stato dell’arte, amorosa e sociale, con bello stile (lode ai titoli di coda che scorrono davanti ai nostri occhi come un verbale di polizia) e leggerezza di tono che non significa mai banalità.
Quel disabituiamo il pubblico che Irene vorrebbe imporre ai suoi due colleghi sceneggiatori in una riunione surreale ma forse più vera del vero di tanto cinema italiano, diventa così il manifesto di questo film originale e raffinato e che non sarebbe stato lo stesso senza i due magnifici protagonisti. Che dimostrano che oltre le solite facce del nostro asfittico cinemino borghese e radical chic c’è molto di più. Da vedere.
In sala dal 17 settembre ottobre distribuito da Vision