Le atmosfere religiose le aveva già assaporate in Per amore, solo per amore, l’opera seconda del ’93 della sua ricca filmografia, dove raccontava la storia d’amore tra Giuseppe e Maria dal libro di Festa Campanile vincitore del Campiello nell’84, ma che Giovanni Veronesi fosse capace di produrre uno dei film più belli e toccanti della stagione ci credevano in pochi.
Il miracolo, restando nel campo della sacralità, avviene in Dio ride, sceneggiato dal regista toscano con Nicola Baldoni, Gianluca Bernardini, Nicola Deorsola con la collaborazione di Paolo Portone e Jean Jacques Ilunga e presentato con successo fuori concorso all’ultima Mostra di Venezia come film di chiusura.
Nel cuore del ‘600 c’è un uomo che parla di Dio come nessun’altro: racconta il Vangelo ai disgraziati con una gioia contagiosa ed espone un Dio vicino agli uomini e capace di ridere con loro. Nel cuore di Frate Leopoldo da Casamacchia (un meraviglioso Pierfrancesco Favino in dialetto umbro e vicino alla figura di San Filippo Neri) albergano candore d’animo e semplicità e il suo messaggio di diffonde di villaggio in villaggio conquistando la popolarità di migliaia di persone che lo seguono mentre la Chiesa, siamo al tempo dell’Inquisizione, invia da Roma il potentissimo Cardinale Maculani (Silvio Orlando, perfetto) in odore di pontificato e pronto a far abiurare il fraticello dopo Galileo Galilei.
Inizia da qui un duello psicologico che si trasforma in un inno al potere della parola e al diritto irrevocabile alla libertà in un film che fa della natura circostante un altro personaggio (set tra Volterra, Siena e il Monte Amiata con le Crete Senesi, i calanchi, le cave, i fiumi incastrarti nelle rocce, i boschi e i canyon della Toscana a parlare la lingua del tempo) e invita a trovare il posto giusto nel mondo.
Tra stalle e somari, streghe e priori morenti (bellissimo l’inizio con Favino che si carica sulle spalle Paolo Rossi colto dalla peste), orfanotrofi e un asilo dei lunatici, pettirossi e un paradiso di albicocche da conquistare (bravissimo anche Francesco Gheghi, uno dei seguaci di Frate Leopoldo) Dio ride vola con la fantasia, emoziona e fa ridere con la forza di un cinema alto e popolare insieme.
Un’opera necessaria, verrebbe da dire visti i tempi che viviamo, e che riscalda anima e cuore di chi crede ancora nella forza del libero pensiero. Con quel fraticello, figlio di uno zanni che chiamavano Frittellino e di una madre domatrice di cavalli, che prova a camminare sulle acque e insegna agli altri la fede nella possibilità. Finale commovente e didascalia di una frase di Papa Francesco (Si può ridere di Dio, certo, come si scherza con chi amiamo).
Lodi a tutto il comparto tecnico (scenografie, musiche, fotografia, costumi e trucco da premi David) e cast completato dagli ottimi Alma Noce (Isabella Del Debbio, una giovane nobile in fuga da un marito ottuso e violento) e Maurizio Lombardi (Fra Monaldo, un vecchio priore di un convento sfigurato e rabbioso) con il compianto Carlo Cecchi nel ruolo di Papa Innocenzo X alla sua ultima apparizione.
Da non perdere.
In sala dal 29 ottobre distribuito da Piper Film