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martedì 6 ottobre 2026
di Claudio Fontanini
Zustìssia
Il più lungo errore giudiziario italiano in una storia kafkiana
Dall’arresto nel 1991 all’assoluzione del 2024. Trentatre anni di carcere da innocente per una storia incredibile e kafkiana che segna il più lungo errore giudiziario italiano. In Zustìssia, esordio al lungometraggio di Francesco Piras sceneggiato da Lisa Nur Sultan e Niccolò Gentili, ecco servita la storia di una vita rubata, quella del servo pastore Beniamino Zuncheddu accusato di un triplice omicidio mai commesso in un ovile sui monti Sinnai della Sardegna del Sud. 

Prelevato a casa della sorella la sera di Sanremo (proprio mentre si esibivano in tv il gruppo sardo dei Tazenda con Pierangelo Bettoli in Spunta la luna dal monte), tre gradi di giudizio in appena un anno e l’ergastolo come condanna assoluta. Con Beniamino (uno straordinario e misurato Fabrizio Ferracane) che rifiuta di confessare una colpa mai commessa, rinuncia alla libertà (il primo permesso arriva dopo 10 anni dall’arresto) e dovrà attendere, dopo 25 anni e 6 legali cambiati, l’arrivo di Mauro Trogu (Michele Riondino, uno dei pochissimi attori italiani che vanta una filmografia d’impegno sociale e civile e che abbina bravura e coscienza civile nella vita e sullo schermo) un avvocato idealista che lavora pro bono e riuscirà dopo anni ad ottenere la revisione del processo. 

Due uomini destinati ad incontrarsi (Beniamino è devoto a Santa Rita, la Santa degli impossibili che si onora il 22 maggio, proprio la data in cui è nato l’avvocato) e a scalare, passo dopo passo, quella montagna di bugie e falsità che rischia, ieri come oggi, di schiacciare la verità. 

Ed eco che quel caso derubricato gali inquirenti a vendetta pastorale per uno sconfinamento territoriale, diventa un intricato puzzle fatto di indizi mai rilevati e informatori, sequestri d’imprenditori e milioni su conti bancari. Con Beniamino che chiede solo di lavorare e la mobilitazione di Radio Radicale a mettere in luce un caso che oggi finirebbe in tv giorno e notte per uno dei tanti processi mediatici del nostro tempo. 

E quella didascalia finale (ad ottobre 2026 Beniamino non ha ricevuto ancora nessun indennizzo dallo Stato italiano) che mette i brividi. 

Un film nobile, necessario e politico- nel senso più autentico della sua accezione- che indugia su natura circostante e corpi, sguardi feriti e silenzi carichi di dolore. Magari ci volevano più coraggio ed invenzioni visive nella regia sin troppo didascalica di Piras (viene in menta a paragone la  meravigliosa serie Portobello di Bellocchio sul caso Tortora) ma Zustìssia merita la visione per impegno civico e partecipazione emotiva. 

Nel cast Paola Giannini, Jacopo Cullin, Francesco Colella e Geppi Cucciari. Tratto da Io sono innocente, il libro di Trogu e Zuncheddu pubblicato da De Agostini.








In sala dal 15 ottobre distribuito da Piper Film

 
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Foto dall’ufficio stampa

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