Lasciato dalla sua donna che conosceva da 12 anni (tempi universitari inclusi…) e lo riteneva un docile cagnolino, Rémi (Vincent Macaigne) ha deciso di chiudere con l’amore e passare al sintetico, proprio i prati che vende da dipendente aziendale. Al suo fianco ecco Audry (Zoé Marchal), una bambola gonfiabile in silicone e ultrarealistica con la quale condivide letto, divano e cucina.
Tutto bene, anche se i genitori e i colleghi d’ufficio premono per vederla e le scuse da trovare stanno per finire dopo 6 mesi. Saranno due coincidenze, l’arrivo di una nuova collega (la sempre meravigliosa Cécile de France) e, soprattutto, un brusco risveglio mattutino nel quale scopre che la sua bambola non è più accanto a lui e che ha iniziato a muoversi e parlare per miracolo, a sconvolgere la vita di questo uomo ormai rassegnato ad una quotidianità senza scossoni emotivi.
Ed ecco Audry che inizia chiama in ufficio per sapere dov’è lui, rassicurarlo (Sono come prima ma viva e sono programmata per amarti, è la mia vocazione) ed entrare a poco a poco nella vita reale di Rémi che si crede in preda a paranoie ed allucinazioni. Con quella bambola diventata all’improvviso umana che assapora sensazioni mai provate ed inizia un inevitabile processo di emancipazione femminile al quale accenderà la miccia la sorella non binaria di Rémi.
Diretto da Sophie Beaulieu al suo primo lungometraggio e girato nello Jura tra sentieri, laghi e montagne, La bambola non brilla certo per originalità di script (la regista dice di essersi ispirata alle Metamorfosi di Ovidio e al mito di Pigmalione) ma si lascia vedere per la bella chimica attoriale dei tre interpreti principali e per situazioni al limite che non scadono mai nell’inverosimile.
Perché l’occhio della regista è concentrato e radicato su un universo realistico che cambia le carte in tavola su pregiudizi e stereotipi maschili. Una commedia romantica che scatena domande esistenziali e diverte con sequenze riuscite (l’arrivo a pranzo a casa dei genitori borghesi di Rémi con la sorella che la crede una escort russa, il padre chirurgo estetico e la madre completamente rifatta; Audry in sottoveste e stivali dagli amici di Rémi e la trasferta araba di Rémi con Patricia e gara di giochi atletici annessa) mentre l’autodeterminazione femminile avanza (Sono già la tua bambola, farti da madre mi stressa dice Audry al suo amante padrone) e la scelta tra due donne s’impone. Con quel paracadute del finale a simboleggiare una protezione che forse non servirà più.
In sala dal 15 ottobre distribuito da No Mad Entertainment