Claustrofobico, ipocondriaco, con pulsioni autodistruttive e con la fobia degli uccelli, Damien (Baptiste Lecaplain) ha tentato per sei volte negli ultimi tre mesi di gettarsi dal cornicione dello studio del suo psicoterapeuta (Christian Clavier, l’interprete di Non sposate le mie figlie) che lo liquida citando Jung (L’amore è l’incontro di due nevrosi) e invitandolo a trovarsi una compagna.
Un anno dopo, proprio mentre il dottore è intento nei preparativi della festa dei suoi trent’anni di matrimonio nella bella villa sulle rive del lago Lemano, ecco ripresentarsi quel paziente cronico che nel frattempo è diventato il fidanzato della figlia (Claire Chust) che non conosce il suo passato.
Scritto e diretto da Arnaud Lemort, Terapia di famiglia è una scoppiettante commedia francese che fa il verso a film come Ti presento i miei e Tutte le manie di Bob regalando equivoci e sorrisi in salsa familiare.
Tra sedute di ipnosi ed ex ballerini finiti in carrozzina (ma sarà vero?), guaritori che si fanno pagare a peso d’oro e una collana di pere nere di Tahiti che finisce nel lago, pillole di gelosia e richiami sonori per uccelli (con un cardellino europeo che finisce spiaccicato sulla finestra…), lo psicanalista farà di tutto per allontanare la figlia da quell’uomo problematico in un week end pieno di sorprese e tattiche di salvaguardia familiare. Salvo scoprire che naturalmente dietro l’apparenza si nasconde la sostanza e che un buon analista è per sempre.
Si ride e ci si diverte nel film di Lemort grazie alla chimica tra i due protagonisti che regala brio e ritmo ad un film che cita anche lo spogliarello della Loren con Mastroianni addormentato in Ieri, oggi e domani e Gli uccelli di Hitchcock.
Nulla di originale s’intende ma servito con la sostanza e la professionalità del buon cinema francese da commedia. Un’ora e mezza per scacciare i pensieri e uscire dalla sala col pieno di buonumore. Non è poco di questi tempi.
In sala dal 23 luglio distribuito da Medusa e Movies Inspired