Nato da un corto del 2023 premiato col César e di cui ribalta prospettive e protagonista (da un uomo scrittore a una donna chef) Allora balliamo (in originale Partir un jour) è il bell’esordio alla regia di Amélie Bonnin che ha avuto l’onore di aprire, fuori concorso, il Festival di Cannes 2025.
Chef fresca vincitrice di un talent culinario televisivo di gran successo, Cécile (la magnifica Juliette Amanet, compositrice e cantante della nouvelle chanson francaise, presente nel corto e qui al suo esordio da attrice) è una quarantenne in ascesa. Sta per aprire il suo nuovo ristorante gourmet a Parigi e convive col suo collega (Tewfik Jallab) col quale condivide lavoro e intimità, anche se lei è incinta (e forse non vuole tenere il nascituro) e lui non lo sa.
Una telefonata dal passato (il padre ha avuto il suo terzo infarto) ed eccola tornare, più per obbligo che per convinzione, al suo paese d’origine, un villaggio rurale dove i genitori (Francois Rollin e Dominique Blanc) gestiscono un ristorante per camionisti.
Inizia da qui uno scontro umano e generazionale infarcito di sensi di colpa, fragilità umane e pensieri nascosti che si esplicitano in canzoni popolari (in una delle scene più belle del film madre e figlia cantano in un camper Fiat, Parole, parole resa famosa in Italia da Mina e Alberto Lupo e da Dalida e Delon in Francia).
Malinconico e divertente (Quando parlavo di Michelin al mio paese pensavano si trattasse di pneumatici più che di stelle dice risentita Cécile), emozionante (il padre che canta Mourir sur scene di Dalida mentre sbuccia patate in cucina) e girato con una leggerezza che non scansa la complessità dello script, Allora balliamo passa in rassegna sentimenti e ricerca di se stessi in un viaggio a ritroso che rievoca amori adolescenziali mai consumati (l’ottimo Bastien Bouillon, anche lui protagonista del corto e qui in versione capelli ossigenati e impennate in moto) e convivenze quarantennali (Abbiamo vissuto tutti questi anni vicini e lontani, separati da una tenda: io servivo ai tavoli e lui lavorava in cucina si confida la madre, che fuma di nascosto nel camper, con la figlia).
Tra insalate russe (Stanno all’alta cucina come le infradito all’alta moda dice la figlia) e nuove ricette, rimpatriate tra amici e pianti con Celine Dion in sottofondo, risse per gelosia e una vecchia pista di pattinaggio dove passato e presente si danno la mano.
Una vera e propria ode alla poesia del quotidiano girata con sensibilità e naturalezza esemplari. Nella sequenza finale, con lo sguardo di Cécile affacciato al finestrino di un’auto che la riporta a Parigi, la toccante Partir un jour, sans retour dei 2Be3. Perché non basta lasciare le cose perché le cose lascino noi. E’ nata un’autrice.
In sala dal 18 giugno distribuito da Fandango