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lunedì 22 dicembre 2025
di Claudio Fontanini
Buen camino
L’atteso ritorno di Checco Zalone più buonista che politicamente scorretto
Cinque anni di attesa e mille sale pronte ad accoglierlo. Dopo Tolo tolo (46 milioni di euro incassati nel 2020 al botteghino con 8,6 milioni nel solo giorno d’apertura) sarà ancora Checco Zalone a salvare il moribondo cinema italiano? 

In cinque anni il consumo cinematografico è cambiato, le piattaforme dominano e la maschera di Luca Medici invecchia. Il Buen camino del titolo è allora quello, auspicabile, dell’intera filiera italiana appesa al filo delle risate in formato barese. 

Prodotto da Indiana con Medusa e in collaborazione con MZL e Netflix, il sesto film di Zalone riattiva la collaborazione storica con Gennaro Nunziante (regista e autore dello script con Medici) defilatosi dopo Cado dalle nubi (2009). Che bella giornata (2011), Sole a catinelle (2013) e Quo Vado? (2016). 

Stavolta si comincia col flash forward di Checco disteso sul lettino dell’urologo per l’esame della prostata (a far da apripista al film il video di Prostata enflamada uscito sul web qualche giorno fa e che si rivede sui titoli di coda). Sta per compiere 50 anni, si trova in un ospedale spagnolo con una figlia diciassettenne accanto (Letizia Arnò) che si chiama Cristal in onore delle bollicine francesi e, come vedremo con l’accompagnamento della voce fuori campo della ragazza, si è messo sulle sue tracce dopo che lei ha deciso d’intraprendere il cammino di Santiago di Compostela. 

Ed ecco così quel nuovo Paperone italiano che non ha mai lavorato (i soldi li ha fatti il padre, un produttore di divani che ora è allettato e non parla dopo un ictus), gira in Ferrari (una delle 6), organizza party milionari con una piramide in villa, solca i mari a bordo del suo yacht Zalonius II (E’ bello mostrare la ricchezza a chi non può permettersela, da speranza… il suo motto) e frequenta solo 25enni (l’ultima è una bellissima modella di Città del Messico) sulle tracce della figlia mentre la ex moglie (Martina Colombari) e il suo nuovo compagno, un palestinese intellettuale (L’unico che occupa un territorio, Gaza mia…lo liquida Zalone nella battuta più infelice del film), la cercano invano. 

Tra ostelli fatiscenti (Sembra di essere in un film: Schlinder’s list…) e stanze d’albergo occupate da personaggi illustri (Devo dormire nella stanza di Hemingway? Chi è questo signore? borbotta Checco alla reception), riti e bagni di umiltà, cuochi giapponesi, patch cutanei e carte di credito illimitate, Buen camino, proprio come il nuovo film di Pio e Amedeo, sembra dissotterrare l’ascia di guerra del politicamente scorretto in nome della commedia familiare che si risolve in un mesto buonismo

Col percorso di redenzione di un personaggio scomodo alle prese con il gap generazionale e i non detti in un rapporto padre-figlia così scontato da sembrare favolistico più che reale. 

Si ridacchia qua e là (il toro che distrugge la Ferrari parcheggiata in mezzo alla strada a Pamplona durante la festa di San Firmino, la Madonna che tutto vede paragonata alle Fiamme Gialle, il pranzo a cinque stelle spacciato ai viaggiatori del Cammino come contadino), la  prima parte (quella dell’intervista presentazione della giornalista americana) è la più divertente e sfrenata ma poi il ritmo langue e la sceneggiatura risulta prevedibile ed innocua con qualche canzoncina pepata ad intervallare il tutto. 

E l’impressione che dopo Tolo tolo anche la nuova versione comica di Zalone paghi ancora dazio all’esotismo.    


In sala dal 25 dicembre distribuito da Medusa

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