Da paladini benedetti e quasi unici del politicamente scorretto a novelli cantori della commedia sentimentale che riunisce giovani e anziani, ricordi e sogni, sotto lo stesso tetto. Oi vita mia, la prima regia cinematografica di Pio D’Antini e Amedeo Grieco (dopo Belli ciao e Come può uno scoglio diretti da Gennaro Nunziante) segna il tentativo dello sfrenato duo comico pugliese di allargare la platea della loro satira verso un pubblico più disposto alla lacrima che alla ferocia che sin qui ha contraddistinto tutte le loro esibizioni.
Si comincia con una rissa tra i due amici forse diventati nemici durante una processione paesana (il film è girato a Vieste e sul Gargano, col territorio che è parte integrante della storia raccontata e atto d’amore verso la terra d’origine dei registi) e si procede in flash back per raccontare il quotidiano tragicomico dei due protagonisti.
Con Pio che gestisce una comunità di recupero per ragazzi e la figlia adolescente che ha cresciuto dopo la fuga della moglie e Amedeo che si occupa di una casa di riposo per anziani mentre quella che credeva la sua futura moglie (Cristina Marino) decide di lasciarlo all’improvviso.
Sarà una circostanza imprevista, con l’avallo di un sindaco amico, a far convivere sotto lo stesso tetto (la casa di recupero per ragazzi) vecchietti problematici e ragazzi che spacciano, diversamente abili e smemorati (un commovente Lino Banfi malato di Alzheimer in un ruolo cucitogli su misura da Pio e Amedeo dopo la morte della moglie).
Mentre quei due amici per la pelle combattono prima la guerra dei dispetti per poi comprendere che è nella condivisione e nell’accettazione dei bisogni dell’altro il segreto della convivenza.
Tra fette di salame felino (Sarà di gatto o di tigre? si chiede Amedeo) e onde del mare che restituiscono ricordi, truffe a fin di bene (la carica dei 104…) e bombole di elio al posto dell’ossigeno (una delle sequenze più divertenti del film), falò sulla spiaggia e una psicologa che rieduca Amedeo dal patriarcato (Ester Pantano), Oi vita mia- scritto da Pio e Amedeo con Emanuele Licitra e girato in una vera casa di riposo affacciata sul mare che ha dato spunto all’idea del film - annacqua l’umorismo del duo che stavolta vira verso l’inclusività, artistica e popolare.
Durata allungata rispetto ai precedenti (113’ che non facilitano il ritmo furente al quale ci hanno abituato Pio e Amedeo), colonna sonora eterogenea che unisce musica d’autore e pop (la meravigliosa Ho amato tutto di Tosca in sottofinale, Barry White, Gigi Finizio e persino un divertito live dei Pooh con Amici per sempre) e tentativo di evoluzione artistica, il nuovo film di Pio e Amedeo rischia alla fine di scontentare i fans della prima ora (si ride poco rispetto al loro standard) finendo per standardizzare una comicità che stavolta finisce per implodere non trovando la miccia per accendersi.
In sala dal 27 novembre distribuito da Piper Film