Il mistero della vita di coppia, le dinamiche della convivenza e le strategie di sopravvivenza sentimentale sono al centro di Breve stroria d’amore, l’esordio al lungometraggio della sceneggiatrice Ludovica Rampoldi (Il traditore e Esterno notte con Bellocchio, Il ragazzo invisibile con Salvatores tanto per citare qualche bel lavoro) che qui si cimenta con un suo vecchio progetto (la prima bozza di sceneggiatore risale a più di 20 anni fa) al quale il tempo ha regalato nuovi stimoli e ambizioni.
Cos’è una coppia? Come funziona, quali sono i suoi confini, cosa la tiene insieme e cosa la fa naufragare, cosa è lecito e cosa inaccettabile nell’unione tra due individui? Si chiede la neo regista romana nelle note di regia.
Ed ecco due coppi allo specchio destinate ad incrociarsi in un gioco pericoloso di tradimenti e vendette erotiche, sensi di colpa e manipolazioni psicologiche.
I trentenni Lea e Andrea (Pilar Fogliati e Andrea Carpenzano) e i cinquantenni Rocco (Adriano Giannini) e Cecilia (Valeria Golino) entrano in collisione la sera in cui Lea e Rocco incrociano sguardi e destini in un anonimo bar per poi ritrovarsi in una stanza d’albergo.
Inizia da qui una relazione clandestina che vede la donna insinuarsi sempre di più nella vita di quel sismologo (uno che ad inizio film si esibisce nel chessboxing, si esiste davvero, uno sport che mescola qualche round di boxe a una partita di scacchi) che non vorrebbe lasciare la moglie psicologa con la quale vive da 19 anni.
Tra parole intraducibili e regola del 3, abitudini e desideri nascosti, l’alcool come autoterapia della depressione e la fedeltà come paura di vivere, la Rampoldi mischia generi e toni in un film diviso in capitoli e che non trova mai un centro narrativo finendo prigioniero di tesi e derive psicologiche più che comportamentali.
Elegante, algido e sin troppo metaforico visivamente (il pesciolino morto che si vede all’inizio, le formiche che mandano segnali rinchiuse nella teca di plexiglass da dove Rocco le studia), Breve storia d’amore- presentato all’ultima Festa di Roma nella sezione Grand Public- confonde i piani del racconto col Venditti di Nata sotto il segno dei pesci in sottofondo, un legame femminile più improbabile che sentito e una vecchia barca è pronta a salpare verso un nuovo orizzonte. Col peccato, grave, di non riuscire mai a far sentire il desiderio carnale che dovrebbe essere la benzina emotiva dell’approccio tra Giannini e Pilar.
Così le scene di sesso che diventano vuoti contenitori estetici di filosofia spiccia (Quello che si fa un albergo non è reale dice Rocco a Lea). Perché un’attrice come Jessica Chastain è disposta a mettersi a nudo e a rischiare sul suo corpo se la sceneggiatura lo richiede (si veda Dreams di Michel Franco appena uscito) mentre da noi basta muovere un piedino e coprirsi con un lenzuolo per far credere a quello che non si è visto?
In sala dal 27 novembre distribuito da 01