Ancora un recupero interessante per cinefili, appassionati e non. Si tratta dell’opera prima di Eros Puglielli Dorme, realizzata e autoprodotta nel lontano 1993 in video, presentata in concorso a Bellaria 1995 e poi, nel 2000, riversata in 35mm dall’Indigo Film e distribuita in sala nel maggio dello stesso anno. Infatti, nel frattempo il giovane Puglielli (classe 1974) aveva diretto al Centro Sperimentale i corti Assunta, I topi (co-regia), Effetto placebo, presentato ai Festival di Pesaro e Sulmona, e vincitore a Capalbio. Ancora un corto nel ’96, in 16mm, Il pranzo onirico, presentato in numerosi rassegne internazionali e vincitore di diversi premi ai festival di Siena, Torino, Clérmont-Ferrand, Venezia (premi UCCA e FEDIC) e nomination ai David di Donatello.
Ma è con il suo primo lungometraggio in 35 mm Tutta la conoscenza del mondo, presentato in prima mondiale al Forum della Berlinale 2001 (premio N.U.C.T) e poi al Lincoln Center di New York, che il regista viene apprezzato internazionalmente e la pellicola esce ‘normalmente’ in sala, non solo in Italia ma anche all’estero.
Il successo ottenuto con questo film gli permette di realizzare in breve tempo Occhi di cristallo, dal romanzo L’impagliatore di Luca di Fulvio, una coproduzione fra Italia, Spagna e Regno Unito che avrà in questo modo una distribuzione mondiale. Da allora lavora soprattutto in televisione.
Ma torniamo a Dorme, una commedia fantasy, originale e personalissima, se vogliamo surreal-demenziale, che è diventata un cult per la generazione anni Novanta, anche quando la vicenda e l’atmosfera sono senza tempo, però una parte dei riferimenti socio-culturali di quelli anni arrivano attraverso le riprese (cartelloni pubblicitari, musiche di sottofondo, tivù), perché girato nelle strade della metropoli ‘dal vero’ nei week-end e con amici attori: Anna Bastoni, Federico Calisti, Cristiano Callegaro (anche co-sceneggiatore), Alessio Muzi e Vincenzo Ribaudo.
Ruggero, diciottenne della periferia romana, lasciato dalla fidanzata perché troppo basso, non si rassegna e continua a telefonarle. Ma ogni volta risponde la madre che ripete: Anna dorme. Decide allora di andare, con l’amico Michele, ad aspettarla sotto casa, ma il quartiere delle Case Popolari dove abita la ragazza, è presidiato dai famigerati fratelli Riccio. In realtà è un unico teppista psicopatico sdoppiato in due gemelli sanguinari che è l’attuale fidanzato di Anna. Quando Ruggero si crede vinto - dopo vari tentativi andati a vuoto -, Michele lo convince a prendere un misterioso psicofarmaco, il Monaco 2, che appare ai giovani che l’assumono e li aiuta a superare i propri complessi. Trasformatosi in una sorta di Mazinga di periferia, Ruggero sta per sconfiggere i fratelli Riccio, ma Anna interviene in loro difesa. A questo punto verrà fuori una realtà imprevista che spingerà Ruggero a rifugiarsi nel sogno.
“Un fantasy psichedelico di periferia” – definizione dello stesso Puglielli - che diverte e, in qualche modo, sorprende perché il nostro cinema da decenni aveva abbandonato o (auto) represso la fantasia, i generi e la sperimentazione – soprattutto per opere prime e seconde -, tanto che si parlava di ‘neo-neorealismo’, film ‘due camere e cucina’, da ‘aspiranti autori’ o di solite commedie intimistiche.
L’opera di esordio di Puglielli non è certo un capolavoro ma, nonostante la mancanza di mezzi (è stata realizzata con una telecamera e cassette VHS, ripresa dall’autore e montata cronologicamente da Marco Calvitti), osa raccontare il disagio e l’inadeguatezza giovanile attraverso la rivisitazione contemporanea - in un mix di video-clip, animazione e commedia esasperata - della classica fiaba.
“All’epoca l’immagine che rappresentava la mia idea di fantasy – confessa oggi il regista – era una vecchia foto dei primi Pink Floyd (nella prima versione c’erano le loro canzoni poi sostituite nel passaggio al 35mm a causa dei consueti ‘diritti’ ndr.) in cui Syd Barret e compagni si trovano in uno sfascia carrozze. Barret stava seduto a gambe incrociate sulla carcassa di un’auto e teneva tra le mani un libro di magia. Ascoltare la musica e i testi delle canzoni, in particolare del loro primo album, mi suggeriva un’idea acida e psichedelica del fantasy. Apriva la mia immaginazione alla possibilità di ambientare il racconto epico-cavalleresco e il fantastico non più soltanto tra castelli e giardini incantati, ma anche tra le discariche, le fabbriche abbandonate e le periferie degradate".
"E’ stato proprio passando davanti a un gigantesco complesso di case popolari che mi è venuta l’idea di questo film. Una donzella, forse addormentata, prigioniera di un castello (le case popolari), un cavaliere cattivo (i fratelli Riccio) che la tiene imprigionata, un fido scudiero (Michele) e soprattutto un eroe senza macchia (Ruggero). Ma fin da subito ci si rende conto che la donzella non è né troppo bella né molto simpatica, il cavaliere nero è in realtà un teppista schizofrenico, lo scudiero è altamente inaffidabile e l’eroe un codardo, un dissociato assolutamente non all’altezza della situazione.”
Ora Puglielli, impegni televisivi a parte (nel 2011 ha diretto la serie Viso d’angelo), sta portando avanti il progetto per un nuovo film, Dark Door, da realizzare in coproduzione, dato che vive tra Italia e Australia.
Nei circoli del cinema e cineclub di tutt’Italia dal 10 febbraio presentato da Distribuzione Indipendente in 50 copie