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lunedì 4 maggio 2026
di Claudio Fontanini
ILLUSIONE
Troppa carne al fuoco nel film della Archibugi
Alla periferia di Perugia una ragazzina moldava con indosso un completo d’alta moda viene ritrovata apparentemente senza vita. Si chiama Rosa Lazar, non ha nemmeno 16 anni e la sua storia è al centro di Illusione, il nuovo film di Francesca Archibugi scritto dalla regista romana con Laura Paolucci e Francesco Piccolo e presentato all’ultima Festa del cinema di Roma nella sezione Grand Public. 

Come nel bistrattato e sottovalutato Finalmente l’alba di Saverio Costanzo e ispirato al caso Montesi degli anni ’70, anche qui un fatto di cronaca (l’Archibugi ha preso spunto da un articolo letto anni fa sul Corriere dell’Umbria che annunciava il ritrovamento sulla Superstrada di una giovanissima prostituta slava creduta morta) serve ad aprire le porte di una storia che parla di sogni e aspirazioni, sfruttamento e facciate svafillanti che nascondono orrori, politici e domestici. 

Ad indagare sul caso di quella biondina arrivata in Italia da Bucarest al seguito di un losco cugino e che chiamano la vergine moldava ecco una rigida sostituta procuratrice (Jasmine Trinca) e uno psicologo incaricato dai servizi sociali (Michele Riondino), l’unico col quale quella ragazzina spaventata (non ricorda nulla- o non vuole?- di ciò che le è successo), introversa, stramba (scrive col piede) e provocante ha voglia di confidarsi. 

Con desideri, poteri forti, relazioni pericolose e menzogne che si intrecciano nella vita di quella Lolita che sorride in faccia alle violenze e accompagna per mano lo spettatore in un viaggio a ritroso verso un’innocenza da riconquistare. 

Tra pettegolezzi paesani e insinuazioni, lidocaina e cocaina, albanesi e mafia slava (chi alza la carta più alta ha in premio la ragazzina da sverginare), la Archibugi mette troppa carne al fuoco finendo per smarrirsi tra investigazione psicologica, ritratto sociale, inseminazione artificiale e thriller giudiziario. 

Con una star rumena a fare da chioccia a Rosa (la magnifica Angelina Andrei) e persino il Presidente del Parlamento europeo coinvolto in quella squallida vicenda. Come se la Archibugi sentisse il bisogno di fare della sua protagonista più un personaggio esemplare che compiuto. Perché in fondo, come dice la sostituta procuratrice, è una questione di uomini e donne. Ovvero di potere. 

Nel cast anche Filippo Timi, (Piccola città bastardo posto dice il perugino doc nel ruolo del vice questore), Vittoria Puccini in quelli della moglie dello psicologo e Francesca Reggiani, suocera despota in arrivo da Roma che lavora nell’editoria, fiuta l’affare e invita a fare di quella storia un instant book. 

Per il ritorno in grande stile sul grande schermo di una regista che ha regalato emozioni e prove convincenti fin dal suo bellissimo e pluripremiato esordio (Mignon è partita,1988) c’è ancora tempo.         


In sala dal 7 maggio distribuito da 01 

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