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mercoledì 29 aprile 2026
di Claudio Fontanini
Nel tepore del ballo
Pupi Avati fa a pezzi la tv del dolore con una De Sio da premio
Dopo L’orto americano, sottovalutato horror gotico padano che chiuse Venezia 2024, Pupi Avati torna alle atmosfere del dramma intimista con Nel tepore del ballo, presentato al Bif&st e storia di una (im)possibile redenzione umana. 

Si comincia in uno stabilimento balneare a Jesolo nel ’73 (con Raoul Bova nelle vesti del padre donnaiolo del protagonista) e si arriva ai giorni nostri in uno studio televisivo che diventa metafora di un processo di rinascita sotto le luci dei riflettori e dell’ipocrisia dilagante dello show business. 

Al centro della storia un conduttore televisivo all’apice del successo (Massimo Ghini) travolto da uno scandalo finanziario e trasportato in carcere proprio durante la registrazione di una puntata di Porta a Porta. Ci sono di mezzo un broker spericolato e una società off shore (con Avati che e poi abbandona completamente la pista quasi temesse di fare del personaggio un nuovo caso Tortora) mentre Gianni Rizzo è alle prese col secondo tempo della sua vita, quello dei bilanci esistenziali e di una maschera popolare costretta a cadere (bellissima la sequenza della doccia nel penitenziario con Ghini che perde la tintura dei capelli diventando letteralmente un altro). 

Sarà una lettera della sua prima moglie, sposata vent’anni prima e ora in procinto di lasciare il nuovo marito e con uno sfratto esecutivo sulla casa dove vive (una Isabella Ferrari dolente e senza trucco) a dare il via a questo film nobilmente antico e ostinatamente ancorato sulla strada dei ricordi

Con una conduttrice tv cinica, sboccata e grottesca (bentornata alla magnifica Giuliana De Sio, da troppo tempo lontana dal grande schermo) che chiamano La Morta per la sua capacità di rinascere dalle ceneri e che fiuta lo scoop con l’ospitata di quel martire che dovrà abbracciare la ex moglie nascosta tra il pubblico sulle note di Only you (Vedrai andrà bene, tu sei un figlio di puttana, sono le persone oneste a rovinare programmi come il mio dice la conduttrice di Cuori in diretta al suo ospite). 

Tra terapia del dolore e applausi e risate a comando, una zia affettuosa e sempre presente (A noi le cose belle non succedono, siamo bravi con quelle brutte dice al nipote una Lina Sastri penalizzata da un trucco che dovrebbe invecchiarla nel corso di quarant’anni di storia ma rende il tutto inverosimile) e una vecchia musicassetta che custodisce il balsamo della sofferenza, Nel tepore del ballo, scritto da Avati col figlio Tommaso, si avvicina a Festival, il suo film del ’96 con Boldi in versione drammatica, nel tentativo di superare solitudine e depressione attraverso il rilancio artistico spettacolare. 

Con le illusioni che diventano amare consapevolezze e lo spettro della dimenticanza popolare a fare capolino. Perché sentimenti e carriera viaggiano su due binari opposti e forse l’unica carezza concessa è il ricordo

Nulla di nuovo nella ricchissima filmografia del regista emiliano che ha il merito (con Antonio, il fratello produttore) di assemblare cast eterogenei (qui appaiono anche Pino Quartullo, Sebastiano Somma e Jerry Calà nel ruolo di se stesso) e di continuare senza soste il suo personale viaggio nella memoria. Privata e collettiva.       



In sala dal 30 aprile distribuito da 01  


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