Portava il nome di una dinastia teatrale, quella dei Scarpetta, forse la più grande e conosciuta tra le famiglie teatrali napoletane. Il capostipite Eduardo Scarpetta, poi i figli legittimi e non: Vincenzo e Maria Scarpetta, Eduardo, Peppino e Titina De Filippo. I nipoti: Luigi e Luca De Filippo; ed infine lui, il pronipote Mario Scarpetta (nella foto 1 insieme a Carlo Giuffré nello spettacolo I casi sono due di Armando Curcio, stagione ’92/’93).
Mario nasce a Parma il 4 dicembre del 1953 da Eduardo (figlio di Vincenzo), un ufficiale dell’aeronautica che aveva preferito l’azzurro del cielo al palcoscenico. Nel giovane Mario adolescente, però, nulla lascia presagire quello che diverrà più tardi. Dopo il liceo s’iscrive, infatti, alla facoltà di chimica. Al teatro non pensa proprio e la sua “cultura teatrale” si basa solamente su un’unica parentesi scolastica con Geppy Gleijeses suo compagno di classe.
Ma buon sangue non mente, anche perché l’aria del teatro l’ha assorbita dalla nascita: la sua casa era un santuario del teatro, il bisnonno ed il nonno erano lì, al Palazzo Scarpetta in via Vittorio Colonna, e lo zio si chiamava Vittorio Viviani, figlio di Raffaele e grande storico di teatro (aveva sposato Dora Scarpetta ed abitava nello stesso palazzo). Mario, dunque, era un "portatore sano" di teatro ma non lo sapeva.
Come sempre, è il caso a metterci lo zampino; ed il caso volle che Eduardo De Filippo un giorno si recchi a Palazzo Scarpetta per problemi di diritti d’autore. Eduardo chiede al giovane: “Ma tu vuo’ fa l’attore?”. “Si!” fu la risposta pronta. Detto fatto, dopo poco Mario esordisce, come comparsa, nella compagnia di Eduardo De Filippo. Erano gli inizi degli anni ’70.
Così, da un chimico mancato nasce un attore. E Mario ha parole di stima ma anche d’affetto per Eduardo. In un’intervista racconta infatti: “…Poi Eduardo, checché se ne dica era una persona splendida fuori dal teatro. Sul teatro era un direttore rigido, come si deve essere, ma fuori dal teatro era una persona amabile. Io ho trascorso delle giornate a casa sua a via Aquileia a Roma a pranzo e dopo pranzo, dove mi ha raccontato tutta la storia della mia famiglia”.
Il grande pubblico conosce Mario Scarpetta, nel 1975, nei panni di Pasquale Guerra in Li nepute de lu sinneco (registrata in televisione con Eduardo), lo apprezza nel Tuono di Marzo, lo ama in Uomo e galantuomo. La gavetta é superata, la scuola di Eduardo ha dato i suoi frutti, e lavorare con attori del calibro di Isa Danieli, Nino Formicola, Nunzia Fumo, Luca De Filippo, ha fatto il resto.
Mario crea una sua compagnia teatrale, con Dolores Palumbo, Geppino Anatrelli e Tullio Del Matto. Ovviamente il repertorio è quello scarpettiano, riscritto abilmente da Mario nel linguaggio odierno.
Il successo non poteva non arrivare. Il repertorio scarpettiano, sia pure trito e ritrito, con Mario acquista nuova linfa e significato e s’impone ancora una volta, al grande pubblico.
Per la stagione in corso, era programmato un suo spettacolo al Cilea proprio in questi giorni.
Tra i film cui ha partecipato Scarpetta (più di una dozzina), ricordiamo Grazie tante-Arrivederci di Mauro Ivaldi con Vittorio Caprioli e Franca Valeri (’77), La patata bollente di Steno con Renato Pozzetto, Edwige Fenech e Massimo Ranieri (’79), ma anche Amici miei di Monicelli (’75), Ferie d’agosto di Virzì (’96), Banana Joe di Steno, con Bud Spencer (’82) e Aitanic di e con Nino D’Angelo (2000).