Sei personaggi in cerca d’amore. Dopo quattro stagioni di Vita da Carlo, che nel 2021 ha segnato il suo esordio nella serialità, Verdone torna finalmente alla regia cinematografica con Scuola di seduzione, dal 1 aprile solo in streaming su Paramount+.
Commedia corale (con l’attore romano recitano Karla Sofia Gascon, Lino Guanciale, Vittoria Puccini, Beatrice Arnera, Euridice Axen, Romano Reggiani, Elisa Di Eusanio e Irene Girotti) scritta da Verdone con Pasquale Plastino e Luca Mastrogiovanni e prodotta da Luigi e Aurelio De Laurentiis, Scuola di seduzione strizza l’occhio a Ma che colpa abbiano noi (2003) con un gruppo di pazienti alle prese con la psicoterapia.
Lì l’analista muoveva da inizio film lasciando gli otto protagonisti in balia di se stessi, qui invece ecco una vera e propria love coach (Gascon, candidata all’Oscar lo scorso anno per Emilia Perez) che tiene lezioni in un teatro e prende sotto la sua ala le vite sentimentali dei sei personaggi in cerca di riscatto emotivo.
C’è chi cerca l’amore, chi vuole salvarlo e chi non smette di interrogarsi sul passato. Tra balsami di sensualità e cene al buio, reggiseni caduti sul balcone di un vicino (Verdone è un percussionista del Teatro dell’Opera in pensione) e ipoplasia peniena, appuntamenti da sogno e mistress (con un ex politico sottomesso e travestito da cane nella sequenza più divertente del film), jam session e arrampicate, Scuola di seduzione (diviso in sei lezioni) riflette sul concetto di amore (E’ un atto di fede si dice nel finale) inneggiando alle transizioni e alle trasformazioni.
Questo film è un ritorno alle origini dice Verdone riapprocciarsi alla regia non è stato facile. Sarò ancora in grado di avere i tempo e i ritmi giusti mi chiedevo? Scrivere e dirigere una serie è molto più facile, è come percorrere un’autostrada mentre in un film si deve condensare tutto in 1h50’ e bisogna strutturare tutto benissimo per fare un buon prodotto. Questo è un film solo apparentemente facile, in realtà è un’opera delicata e piena d’incastri narrativi. Dopo il primo giorno di set mi sono tranquillizzato grazie alla bravura e all’affiatamento di un cast notevole. Ho voluto dare lo stesso spazio a tutti gli attori. Io ho lo stesso numero di pose degli altri personaggi, sono solo uno dei tanti.
Inevitabile, vista la sua formazione culturale nei cine club e il suo sbandierato amore per la sala, chiedere perché il film esca solo in piattaforma.
Sto già lavorando al mio prossimo progetto e vi assicuro che uscirà nei cinema- promette Verdone- questo è figlio di un vecchio accordo quadro firmato con Filmauro preso durante il Covid.
Sullo stato del cinema italiano ecco invece la sua opinione.
Certo, oggi il pubblico non è più lo stesso in quantità di 15 anni fa ma il vero problema sono i soggetti e la scrittura. Vedo molta sciatteria in giro. Zalone fa una corsa a parte ma in generale c’è troppa fretta e la politica non aiuta. Si fanno meno film e a pagare sono le produzioni indipendenti che in passato hanno consentito quel ricambio generazionale che oggi manca. Girai Un sacco bello con 350 milioni e in cinque settimane di ripresa…
Nel tuo cinema, e nei tuoi libri, ricorre sempre una vena malinconica, perché?
Non voglio fare l’autore, è la mia anima che emerge sempre. Tenerezza e sensibilità mi appartengono, chiamatela malincomicità.
Infine un pensiero su un film solo da regista del quale si parla da anni e che Verdone ha inserito anche in Vita da Carlo.
Lo voglio fare, ho portato da poco un progetto ad Aurelio ma lui mi ha detto che era meglio farci un libro…
Mentre il produttore rassicura Carlo e il sottoscritto che ha fatto la domanda (Lo faremo…) e spara a zero contro il Ministro Giuli.
La scuola di seduzione andrebbe fatta a lui, se hai a disposizione 650 milioni di euro all’anno e non li sai suddividere per competenze è meglio che tu faccia altro. Il cinema italiano spesso ha rubato i soldi pubblici e lui dovrebbe confrontarsi e raccontarci cosa c’entra col mondo dell’audiovisivo e come pensa di risolvere i problemi. E’ arrivata l’ora di dire basta ai macellai, e lo dico con rispetto, che producono film che non escono nemmeno sullo schermo.
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