Un viaggio di conoscenza e scoperte, un’improbabile comunità di esseri umani che lungo il cammino riconosce nella condivisione la propria stella cometa esistenziale, un pino secolare (il Loricato, il più vecchio d’Europa) come meta e simbolo di resilienza, naturale e umana.
Si vuole bene a Rocco Papaleo e al suo cinema on the road, straniato e umanissimo, lontano dai canoni tradizionali della solita commedia italica. Stavolta l’attore e regista lucano torna alle atmosfere del suo premiato esordio nel lontano 2010 (Basilicata coast to coast) per raccontare un cammino di trasformazione di sette personaggi in cerca di stabilità emotiva.
C’è un ex militare riciclatosi in guida turistica (Papaleo) e allenatore improvvisato per il nipote (Andrea Fuorto) che ha perso il padre e corre i 5000 metri sotto la sua guida, c’è un’attrice d’insuccesso (Vanessa Scalera) che lavora in un laboratorio sensoriale per detenute a fine pena e ci sono le quattro recluse (Claudia Pandolfi, Teresa Saponangelo, Livia Ferri e Rosanna Sparapano) in attesa di riabilitazione.
Col permesso del magistrato di sorveglianza si organizza una gita sul massiccio del Pollino che diventa occasione di trasformazione e redenzione. Andamento jazz (lode alla colonna sonora con le musiche originali di Michele Braga) tre linee narrative (ci sono anche bellissimi monologhi in macchina da presa dei personaggi, accompagnati da una band, che si presentano direttamente al pubblico), invenzioni poetiche e citazioni, giochi di fiducia e ponti da attraversare, reazioni allergiche e colpi di pistola.
Perché naturalmente quel percorso sarà tortuoso e il passato per qualcuno torna a farsi sentire dolorosamente. Parla di seconde opportunità, storie che viaggiano e del potere della parola (Raccontarsi è il modo migliore per favorire il bene comune dice Biagino in sottofinale) il quinto film da regista di Papaleo che porta sul grande schermo l’inventiva e la libertà espressiva del suo teatro canzone.
Che evoca più che illustrare, suggerisce più che dettagliare e benedice i sogni a vanvera di paese rispetto alla concretezza cittadina. Un cinema irregolare (evviva!) che preferisce prendere strade e sentieri secondari più che viaggiare su rotte sicure.
Certo, non tutto è perfetto (qui, soprattutto in scrittura, c’è qualche forzatura nel passato delle detenute) ma quello che convince ed emoziona è il calore umano sprigionato dall’intesa di un cast eterogeneo e compatto.
E sembra impossibile che Papaleo e la Scalera (il meglio del film è nei lori duetti, su tutti quello notturno davanti ad una bottiglia di limoncello) non avessero mai recitato insieme. Per estrazione geografica, tempi e sguardi la loro naturalezza e intesa scenica è prodigiosa.
In sala dal 12 marzo distribuito da Piper Film