La guerra ad altezza bambino. L’orrore della scoperta e la poesia di una natura aspra e bellissima, Presentato a Cannes 2025 nella sezione Premiere, L’isola dei ricordi è un film doloroso, intimo e struggente che mette, come sempre nel cinema del turco/tedesco Fatih Akim, il tema dell’identità al centro del racconto.
Siamo sull’isola tedesca di Amrum, nelle Frisone settentrionali, negli ultimi giorni della Seconda guerra mondiale dove il dodicenne Nanning (il magnifico Jasper Billerbeck) vive con madre devota al Terzo Reich (Chi tradisce la patria deve essere punito severamente) e zia contro la guerra.
Mentre il padre è al fronte quel ragazzino, diviso tra i doveri della gioventù hitleriana e un orizzonte di libertà che si schiude davanti ai suoi occhi, aiuta la famiglia lavorando in una fattoria capeggiata dall’agricoltrice ribelle Diane Kruger.
I Russi sono ormai a 50 km da Berlino, i rifugiati arrivano sull’isola col loro carico di angoscia e Nanning, nato ad Amburgo e straniero su quell’isola a sua insaputa (Non è importante dove sei nato ma dove discendi gli dice la madre sfogliando l’album di famiglia), vuole a tutti i costi regalare alla madre, depressa e digiuna dopo l’annuncio della resa di Hitler, una fetta di pane bianco, burro e miele.
Inizia da qui un percorso, fisico ed emotivo, che porta quel ragazzino, deciso a tutto pur di portare a termine la sua impresa, tra basse ed alte maree, caccia ai conigli e baratti di ingredienti, foche uccise brutalmente e uova rubate ad un’oca che assiste e chiede pietà.
Con un coltello a dente di balena come arma e un amico del cuore a cui regala Moby Dick e dimostra di capire il libro più di lui (Il capitano Achab è come Hitler e la nave che affonda la Germania gli dice).
Racconta di un’umanità che tenta di sopravvivere, di ombre inattese e di presa di coscienza il nuovo film del regista de La sposa turca, Ai confini del Paradiso e Soul Kitchen che qui dirige un film di Hark Bohm (la sceneggiatura nasce dai ricordi d’infanzia del regista e attore tedesco morto nel 2025 a 86 anni) con un occhio al neorealismo italiano di Ladri di biciclette e l’altro ad Arrivederci ragazzi di Louis Malle e Stand by me di Rob Reiner.
Un viaggio nella profondità della mia anima tedesca scrive Akin nelle note di regia che sventola la bandiera di un umanismo che invita a schierarsi contro tutte le guerre. Ieri, come oggi.
Il tutto girato con un stile che preferisce la semplicità dello sguardo (solo apparente) e il naturalismo evocativo al furore delle bombe (anche se nella bellissima sequenza iniziale i caccia bombardieri della Luftwaffe scaricano munizioni in mare davanti agli occhi di Nunning). Si consiglia la visione alle scolaresche.
In sala dal 12 marzo distribuito da Bim