Un uomo elegante si aggira solitario tra le rovine della Capitale in attesa che il sole illumini una nuova giornata. E’ Ovidio, sì proprio lui, il magister amoris de Le metamorfosi che di ritorno dalla Roma imperale commenta e verifica di persona l’effetto che fa la passione umana oggi. Inizia così Il Dio dell’amore di Francesco Lagi (4-4-2 Il gioco più bello del mondo, Il pataffio), elegante girotondo sentimentale alla Schnitzler che vede coinvolti otto personaggi in cerca di stabilità affettiva.
Figlio di Vulcano e Venere e raffigurato come un bimbo alato con arco e frecce, il Dio dell’amore (E’ sempre in guerra dice l’ottimo Francesco Colella nei panni di Ovidio) intesse e disfa, sollecita e stimola, posando il suo sguardo capriccioso e imprevedibile verso un’umanità che si agita nel caos sentimentale intenta ad imparare a stare in equilibrio come un funambolo sulla corda.
Ed ecco uomini e donne che si sfiorano e si cercano, si desiderano e si riconoscono entrando in contatto (magari inconsapevolmente) in un disegno complessivo dal quale scaturisce un progetto segreto che scavalca l’individualismo.
Ci sono Filippo (Vinicio Marchioni) insegnante all’Accademia di Belle Arti e Ada (Isabella Ragonese) cronista di nera alle prese con una miracolosa gravidanza (lui è infertile…); ci sono la psicologa Ester (Vanessa Scalera, magnifica) in depressione nevrotica e sposata con Arianna (Anna Bellato), cardiochirurga di talento che ha deciso di abbandonare la coppia che dura da 16 anni e quella bambina che hanno cresciuto; ci sono ex di ritorno (Corrado Fortuna), giovani amanti deluse (Chiara Ferrara), pazienti in analisi che dirottano autobus sotto le finestre dell’amata che lo ha respinto (Enrico Borello) e una maestra elementare contesa (Benedetta Cimatti).
Tra rimpatriate liceali e fobia dei corvi, baci notturni sulla scalinata di Piazza di Spagna e visite al sexy shop, dettati ai bambini che rivelano segreti (o forse no) e sguardi d’addio, Lagi accompagna lo spettatore per 2h (troppe, complice il prologo allungato con Ovidio che presenta personaggi e storie) in un viaggio emotivo che acquista senso e spessore tra inserti super8 e la colonna sonora di gran classe e d’andamento jazz firmata da Stefano Bollani (con Valentina Cenni che canta l’omonima canzone originale che chiude il film).
Passato al Bif&st, scritto dal regista con Enrico Audenino e diviso in quattro capitolo che segnano le stagioni dell’amore, il film di Lagi ha il pregio di svincolarsi da tanta commedia ridanciana sull’argomento vista e rivista mille volte puntando invece sulla stratificazione emotiva, sui dettagli rivelatori (quegli occhiali inforcati sul viso di Arianna da Ester) e sull’intensità di un cast affiatato e naturale.
Magari non tutto è riuscito (fino alla sorpresa finale la storia di Silvia è meno interessante delle altre) e qualche sequenza cartolina poteva essere evitata ma se ne esce partecipi e soddisfatti. Con la storia di amore non corrisposto e trasformazione di Apollo e Dafne a fare da stella cometa.
In sala dal 26 marzo distribuito da Vision