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lunedì 30 gennaio 2012
di Silvia Di Paola
MARCHIONI ’SULLA STRADA DI CASA’
"Un film su gente di cui non si parla mai al cinema" dice orgoglioso Vinicio Marchioni
Tutta la tensione dal thriller senza il thriller. Tutta la tensione del thriller per leggere la tensione dell’oggi. Un articolo di giornale da cui partire ed una realtà scivolosa cui aggrapparsi, quella che tocca la criminalità organizzata che si espande e fagocita sempre più persone lontane dall’ambiente dei pregiudicati, perfettamente inserite nella vita borghese di tutti i giorni, soggetti puliti, però travolti dalla crisi con annessi e connessi. Da qui è partita la storia fino ad arrivare ad un film solo in apparenza di genere

Tutta la tensione dal thriller senza il thriller. Tutta la tensione del thriller per leggere la tensione dell’oggi. Un articolo di giornale da cui partire ed una realtà scivolosa cui aggrapparsi, quella che tocca la criminalità organizzata che si espande e fagocita sempre più persone lontane dall’ambiente dei pregiudicati, perfettamente inserite nella vita borghese di tutti i giorni, soggetti puliti, però travolti dalla crisi con annessi e connessi.

Da qui è partita la storia fino ad arrivare ad un film solo in apparenza di genere: meno di 250mila euro, finanziamenti statali zero ("Abbiamo seguito la via maestra istituzionale, Rai e Ministero, ma alla fine nessun finanziamento. Purtroppo in Italia se quei soliti quattro non decidono di farti fare un film per chi comincia è quasi impossibile. Allora i soldi sono di produttori privati, gli attori hanno accettato di lavorare a rimborso, i tecnici hanno rinunciato ad ore e ore di straordinari: è un film indipendente”), un regista del ’70 che viene da docu e spot, Emiliano Corapi al suo primo lungometraggio e un Vinicio Marchioni superstar, camera puntata su di lui per quasi tutto il film.

Da Genova alla Calabria tra viaggi e una moglie (Donatella Finocchiaro) che non sa, le cose filano lisce finché alla vigilia di una nuova partenza tutto salta e la storia comincia.
E’ Sulla strada di casa nato, come racconta il regista, “da un articolo di giornale in cui si raccontava di come ormai la criminalità organizzata preferiva corrieri non criminali, gente comune che oggi, in piena crisi, accetta di far soldi in questo modo. L’idea poi è stata sviluppata come un film di tensione ma non di genere perché non ero interessato al film di puro genere, cercavo una storia con spessore drammatico”.

Il tutto gravitante su un tema preciso. Forte e chiaro: “Volevo parlare di integrità morale, una cosa sempre più difficile da mantenere. Il mio personaggio è un uomo integerrimo che manca di malizia e spregiudicatezza, cose oggi necessarie per sopravvivere, e si trova a fare un salto grave, un azzardo per disperazione. La sua storia è quella di tanti che sbagliano anche se hanno sempre fatto un percorso corretto, un tema più che mai classico, quello il bisogno di identità, quanto mai attuale in questo momento di confusione dove la differenza tra bene e male tende ad essere sempre meno significativa, sempre più sfumata. Ecco è la storia di due persone che si perdono per strada”.

Uno è l’ex Freddo Marchioni, l’altro è un segnato dalla vita Daniele Liotti che racconta: “Il mio personaggio è la rappresentazione della paura, arriva sul baratro e cade. E’ il finto equilibrio di tanti. E’ quello che ha scelto la strada sbagliata ma più conveniente, è ciò che il personaggio di Marchioni potrebbe diventare se andasse avanti sulla strada. Sono due persone che si perdono per strada”.
E Marchioni: “Ho cercato di essere un uomo medio, anonimo, cosa per me difficilissima, che ho cominciato a costruire partendo dall’inflessione ligura. Ma fare un uomo normale per un attore è una delle cose più difficili in assoluto. Anche l’altro personaggio è un uomo normale di cui si sa meno e questo è molto importante perché ormai si usa dire tutto del personaggio in modo che anche la casalinga di Voghera capisca".

"La cosa meravigliosa del film - prosegue Marchioni - è che si racconta pochissimo dei due ma attraverso questo poco si vorrebbe far entrare lo spettatore dentro la crisi e le sue conseguenze. E il tutto realizzato con meno di 250mila euro e c’è chi, come la Iris Film, ha scelto di investirvi. Una cosa che si deve sottolineare in faccia ai film usciti in 400 copie di cui nulla più si ricorda. Per questo sono orgogliosissimo di averlo fatto”.

E non solo: “Sono felice di aver parlato di gente di cui di solito non si parla al cinema ma sono la maggior parte, gente che non arriva alla fine del mese, gente che diventa criminale per disperazione, gente normalissima che ha paura, che fa fatica a mantenere intatta la propria integrità ma può sbagliare perchè la vita reale è complessa e sfaccettata, oggi più che mai, dopo vent’anni di stronzate che ci hanno raccontato”.
Orgoglioso. E non solo lui se, dopo gli applausi al festival di Montreal, si è già in trattative per un remake americano

Nelle sale dal 3 febbraio distribuito da Iris Film.


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