sabato 13 giugno 2026 ore 12:35   
Torna alla home page
 
Torna la home page Home Page La redazione Agenda Archivio notizie  Contatti 
 Aggiungi a preferiti 
 

Cerca nel sito



 

Mailing list

 Sesso: 
M F
 Età: 

indirizzo email

leggi regolamento


 

 

Realizzazione:
www. Siti.Roma.it

 

Home » Cinema » Interviste  
lunedì 23 gennaio 2012
di Silvia Di Paola
A.C.A.B.
Diretto da Stefano Sollima, il convincente noir sui celerini tratto dal romanzo di Carlo Bonini
Cobra, Negro, Mazinga e tutti quelli che tremano oltre la visiera abbassata. Quelli che stanno in strada a combattere le battaglie metropolitane contemporanee, stadi, cortei, sgomberi e tutto il sangue dell’oggi. Quelli che sono “fratelli” tra loro perchè ,quando hanno menano si sentono soli, “il cuore che batte a mille, l’adrenalina che schizza e solo i tuoi fratelli con te in quel momento nella battaglia”. Quelli che chiamano “celerini” ”, con disprezzo. Stavolta lo sguardo è il loro. Dalla loro parte della barricata. Ed è ACAB

Cobra, Negro, Mazinga e tutti quelli che tremano oltre la visiera abbassata. Quelli che stanno in strada a combattere le battaglie metropolitane contemporanee, stadi, cortei, sgomberi e tutto il sangue dell’oggi. Quelli che sono fratelli tra loro, perchè quando menano si sentono soli, “il cuore che batte a mille, l’adrenalina che schizza e solo i tuoi fratelli con te in quel momento nella battaglia”. Quelli che chiamano celerini, con disprezzo. Stavolta lo sguardo è il loro. Dalla loro parte della barricate e oltre le loro visiere abbassate.   

Ed è ACAB che sta per All Cops Area Bastards, tratto dall’omonimo romanzo di Carlo Bonini (Einaudi), basato su una storia vera, firmato da Stefano Sollima, con Piefrancesco Favino, Filippo Nigro e Marco Giallini, zooma sulle gesta violente e esasperate di tre celerini amici, sullo sfondo l’Italia dal G8 di Genova fino alla morte di Gabriele Sandri. Un film che racconta la realtà cercando i codici del  genere perchè, come chiosa Sollima, “l’idea era di fare un film di genere ma con intelligenza, cioè un film che affrontasse lateralmente alcuni temi sociali ma facendo un film di genere, come era il poliziesco nei Settanta. E’ chiaro che il film che vien fuori è molto maschile, adrenalinico, non è 300 ma non può non far pensare a quel tipo di film”.

Ne viene fuori, però, anche un’immagine violenta e moralmente sbertucciata della Celere. Reazioni? “Dalle forze dell’ordine non abbiamo avuto contributi particolari, non hanno messo a disposizione mezzi o caserme ma bisogna anche dire che non hanno ostacolato il film. Quando abbiamo girato davanti al Parlamento e al Viminale lo abbiamo fatto senza il loro ostruzionismo. Hanno visto il film ma non ci sono state reazioni ufficiali, solo risposte personali. Per alcuni era un film che non dava un’immagine corretta della reparto della mobile di oggi, per altri sì. D’altra parte non ci aspettavamo che lo abbracciassero”.

Ma come si sono preparati gli attori, fisicamente e non solo, vivendo, come dice Bonini, il passaggio emotivo senza nessun suggerimento se non quello delle pagine?
Io mi sono addestrato, cioè preparato a livello fisico e ho cercato di capire quali sono le tecniche di difesa e di assalto, si tratta di un lavoro che ha a che fare col corpo - dice Favino - D’altra parte puoi anche prepararti filosoficamente ma poi davanti a certi eventi, il corpo risponde a suo modo. Puoi anche essere pacifista ma se qualcuno viene a minacciare la tua famiglia con la pistola tutto cambia. Dirò di più: stare dietro uno scudo, con gente che ti spinge da un lato e una folla di gente che ti arriva davanti, ti stimola qualcosa che ha a che vedere con la tua aggressività. Voglio dire che ora ho un’esperienza in più per capire come si sta dall’altra parte della barricata”. 

Nigro: “Il pregiudizio sui celerini ce l’ho ancora perchè è gente abituata a vivere con la violenza e i limiti che si impongono non sono sempre chiari. Tra l’altro i nostri non sono celerini qualunque ma reduci dal G8. Ma ora la mia percezione è cambiata. Nelle simulazioni che abbiamo fatto ho capito, come non avrei mai immaginato prima, che è umano rispondere a chi ti aggredisce e farlo con odio e d’istinto. Per non dire della preparazione fisica che ci ha uniti ma che ci serviva anche perché queste persone vivono dentro le caserme, dentro un universo chiuso e sul loro corpo”.

Effettivamente nonostante le mie tante fratture ero molto in forma e mangiando riso e tonno ho messo su muscoli - rincara Marco Giallini, qui il veterano del gruppo - Io pregiudizi sul reparto celere  non ne avevo perchè con loro non ho mai avuto a che fare ma posso dire che è stato davvero un film duro. Spero si consideri che si tratta di gente che vive una guerra civile quotidiana per due lire di stipendio”.
Ma sia chiaro l’intento è allontanarsi da una lettura solo in bianco e nero della realtà e il capovolgimento del punto di vista serve solo a questo, il mettersi dietro la visiera serve solo a rendere più complicato il racconto: serve a fare i conti con una parte di noi che rifiutiamo ma che esiste.

Come dice Sollima: “Il materiale, il libro su cui noi abbiamo lavorato, esiste da tempo e i fatti di Genova non volevamo raccontarli perchè quello che accadde lì’ è solo un fatto eccezionale. Il film vuole raccontare la rabbia e l’odio non speciale ma quotidiano, quello che ci riguarda ogni giorno”. E Bonini: “I rischio morale? Se scrivi un libro o fai un film devi liberarti da questo ricatto, altrimenti finisce che non racconti mai nulla. Quando io ho cominciato a scrivere il libro ho dovuto fare un’operazione su di me perché c’erano persino delle cose che a me dava fastidio ascoltare dai tre celerini. Penso che chi legge o va al cinema riesca a pensare. D’altra parte è difficilissimo generalizzare. Se dovessi scegliere chi mandare in uno stadio non manderei tre crocerossine, dunque è ovvio che ci sia una sorta di attitudine. Ma non c’è somiglianza politica. Tutti i celerini incontrati da noi erano del tutto diversi politicamente e loro sono centinaia di migliaia. Alcuni corretti, altri scorretti. In questo senso non abbiamo criminalizzato nessuno, abbiamo mostrato pezzi di nostra storia raccontati con correttezza, evitando lo sguardo troppo ideologizzato”.

E Favino chiosa: “Il problema non è la morale, è il moralismo. L’atteggiamento del film è morale che non è una parolaccia. Morale significa raccontare una cosa realisticamente, il moralismo è l’opposto. Voglio dire che questo film, al di là di ogni moralismo, ci insegna che la violenza del celerino riguarda tutti noi, non releghiamo solo a frange estremiste la violenza. E’ di tutti noi”.


Links correlati
http://www.01distribution.it
 
Segnala a un amico
Vi è piaciuto questo articolo? Avete commenti da fare?
Scrivete alla redazione
 












Foto dal Web

Altri articoli di interesse
21-6
Cinema
APPUNTI DI UN VENDITORE DI DONNE
di Claudio Fontanini
18-6
Cinema
ALFREDINO-UNA STORIA ITALIANA
di Claudio Fontanini
25-9
Cinema
Il cinema indiano in Italia
di Ludovica Brusaferri
10-6
Cinema
Redemptio
di Silvia Di Paola
24-1
Cinema
"Judy? è un film diverso"
di Silvia Di Paola
20-5
Cinema
John Wick 3 Parabellum
di Silvia Di Paola
14-5
Cinema
Attenti a quelle due
di Silvia Di Paola

 
© Cinespettacolo.it - Direttore Responsabile: Anna de Martino - Testata in attesa di registrazione al Tribunale di Roma