In occasione della 37ª edizione delle Olimpiadi degli Scacchi, che si è appena conclusa a Torino, il Museo Nazionale del Cinema sta proponendo un’interessante rassegna dedicata alla rappresentazione del gioco degli scacchi nel cinema. La retrospettiva, dal titolo Mosse d’autore. Gli scacchi al cinema, è proiettata nella Sala Tre del Cinema Massimo (Via Verdi 18) e si concluderà il 7 giugno.
Da Mosse pericolose di Richard Dembo (che nel 1984 ha vinto l’Oscar come Miglior film straniero - Foto 3) a Il grande dittatore di Charlie Chaplin passando per Il settimo sigillo di Ingmar Bergman (Foto 4), e per il documentario Stanley and Us, il ciclo di opere dedicate, in maniera diretta o simbolica, al tema degli scacchi delinea un gruppo di film estremamente eterogeneo. Definito dal mitico campione Kasparov (Foto 5 a sinistra) “il più violento degli sport”, di una violenza cerebrale, quello degli scacchi rimane un mondo affascinante.
Alla serata di inaugurazione è intervenuto anche il giornalista torinese Ettore Ridola (Foto 2), autore del libro Mosse pericolose. Gli scacchi in cent’anni di cinema (Ed. Messaggerie Scacchistiche, Brescia 1995): un volume di difficile reperibilità ma meritevole di essere riscoperto, anche solo per il fatto di essere, a tutt’oggi, l’unico saggio italiano dedicato a questo tema. E Cinespettacolo ha intervistato l’autore.
Ettore, come è nata l’idea di occuparti della rappresentazione degli scacchi nel cinema?
“E’ nata in maniera abbastanza casuale: il mio amico Ferruccio Pezzuto, scacchista di buon livello e saggista, mi suggerì l’idea di realizzare un libro che analizzasse l’utilizzo degli scacchi in ambito cinematografico. All’epoca (era il 1995) ricorreva il centenario della nascita della Settima Arte: io ero uno scacchista saltuario (adesso ho smesso del tutto, è svanita la passione), ma l’idea mi intrigò. L’editore di Pezzuto, Messaggerie Scacchistiche di Brescia, si mostrò interessato e le cose seguirono il loro corso naturale...”.
Come pensi siano resi gli scacchi al cinema?
“A parte qualche eccezione – di getto mi vengono in mente Il Settimo Sigillo, 2001 Odissea nello spazio, Il re degli scacchi, Mosse pericolose e Scacco mortale – gli scacchi sono stati trattati dal cinema alla stregua di un bravo caratterista: ovunque siano collocati, anche se la scena dura una manciata di secondi, loro sono in grado di distinguersi, di lasciare il segno. Gli scacchi si sono dimostrati molto democratici nel corso della storia del cinema, hanno praticato quello cosiddetto d’Autore e quello cosiddetto Popolare, senza discriminazioni!”
Arte degli scacchi e arte del cinema: vedi delle possibili convergenze?
“Mah, più che di convergenze parlerei di traslazione di ruoli: la scacchiera è il set, il regista muove gli attori, che sono i pezzi: dalle comparse (pedoni) ai co-protagonisti (alfiere, cavallo, torre) fino ai protagonisti (re e/o regina). In quest’ottica è curioso notare come il cinema ribalti però i ruoli sanciti dagli scacchi: in questi ultimi è il giocatore ad improvvisare, a variare strategia, seguendo magari il flusso dell’istinto; capita di rado, mi dicono, ma capita. Nel cinema succede l’inverso, sono i pezzi a improvvisare, quasi in un moto di ribellione, di riottosa affermazione individuale”.
Esiste un film sugli scacchi cui sei particolarmente legato?
“Direi 007 dalla Russia con amore. Trovo che la sequenza della partita tra Kronsteen – in realtà un agente della Spectre – e MacAdams, coreografata in una sontuosa cornice veneziana, sia girata con buona suggestione scenica. Dà forma ideale al cliché con il quale si dipingeva all’epoca (e capita talvolta anche oggi) il giocatore di scacchi russo: gelido, imperscrutabile, imprevedibile... doppio !”