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lunedì 21 giugno 2010
di Alessandra Miccinesi
Filippo Timi all’India fa Amleto
"Il popolo con ha il pane? Diamogli le brioches" commedia scritta e co-diretta dall’attore

Una messa in scena fisica, emotiva, e ’sanguigna’ nel vero senso della parola, visto che l’attore ’indosserà’ per Amleto cinque diversi tipi di sangue. Filippo Timi, uno degli artisti più interessanti della sua generazione, debutta domani al Teatro India con lo spettacolo Il popolo non ha il pane? Diamogli le brioches da lui scritto, interpretato e co-diretto con Stefania De Santis. Una commedia tragica, cerebrale ma anche fisica, che mescola sete di potere e senso dell’oblio, schegge di pazzia e lampi di frivolezza, in un allestimento criptico ma senza dubbio accattivante, che ha già richiamato l’attenzione del grande pubblico. E che fa presagire numeri da tutto esaurito, soprattutto da parte della platea femminile, dato che lo spettacolo resterà in scena solo fino al 27 giugno.

"Un poveraccio quando esce fuori di testa si sente Re, un Re quando impazzisce che cosa si può mai immaginare di essere? Un ragazzino viziato, che probabilmente se avesse mai sbirciato nella camera dei genitori, li avrebbe trovati a fare le orge con le fattucchiere di corte e i soldati in divisa. Un ragazzino viziato che d’improvviso si sveglia nella notte… inizia a ridere e demolire il mondo… esasperando i meccanismi di potere, desiderio… e brama…. che regolano la natura violenta dell’uomo. Lui, il delfino del re, dalla vetta della piramide, come un giullare, pezzo per pezzo, comincia a smontare mattone su mattone la piramide stessa... crollando con essa".
Così Filippo Timi descrive il carattere del suo ironico Amleto che emerge da un copione costruito sulla dicotomia tra parola ed emotività, scavo interiore e scarto della memoria, attrazione e repulsione, desiderio e vendetta, odio e amore, vita e morte. Un allestimento che parla direttamente alla coscienza del pubblico.

Ed ecco che una notte un’immagine m’arriva furente al cuore. Se io avessi coscienza del mondo… la netta percezione che tutto quello che accade è solo un’eterna ripetizione… mi verrebbe da ridere, amare con la stessa leggerezza di chi calpesta un fiore… uccidere con la stessa frivolezza… violentare con la medesima noncuranza… ma… gli effetti delle azioni si imprimono nella memoria del cuore e nella carne dell’anima… ed ecco che l’abisso arriva alla gola. Di fronte alla realtà, di fronte a certi irrimediabili eventi, la morte, la perdita di un amore - si legge nelle note dell’autore che investiga (e si investiga) a 360° alla disperata ricerca di risposte rigeneranti - il cuore e il cervello impazziscono, hanno bisogno di trovare fughe e nuove logiche per non soffrire così tanto. Ridere, è la risposta della coscienza alla tragedia? Ridere il pianto. Ridere la morte. Ridere l’abbandono. Ridere il tradimento. Ridere la follia. Ogni sentimento ha una bocca, e io voglio far ridere la bocca dei sentimenti! Ogni vita è lo specchio della vita. Guardati, disse un giorno Amleto ad Ofelia, guardati in me… come fai a non ridere di te?". 

Teatro India, lungotevere Vittorio Gassman 1 - Roma
Botteghino: h 19.30
Orario spettacolo: h 20.30
Biglietti: intero 15 euro, ridotto 12 euro
Info: 06.684000346


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Foto dall’Ufficio Stampa Antonia Ammirati

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