Dieci anni fa fuggivano via. Dalle neomogli magari appena mamme, dalle responsabilità, dalla routine del matrimonio, dal peso delle solite responsabilità e in cerca del tutto e subito, del desiderio da provare ad ogni costo. Oggi è il tempo del ritorno. Oggi è il tempo di Baciami ancora, sequel dell’Ultimo bacio e sequel da 600copie. Ed è “come tornare in famiglia: con molta consapevolezza in più e il fatto che molti hanno intanto conosciuto la paternità” suggerisce il protagonista Stefano Accorsi. E Marco Cocci: “E’ un po’ come non esserci mai lasciati”. Ma per Muccino non è tutto come prima. L’esperienza americana ha fatto la vera differenza. Dice Giorgio Pasotti: “Non ha più bisogno di esercizi di stile, si mette al servizio degli attori, li ascolta e si lascia stupire, non ha bisogno di imporre, è assolutamente più maturo”. Mentre per Accorsi la differenza è anche di “genere”: “Secondo me la vera differenza sta in personaggi femminili più funzionali e il film è meno maschilista de L’ultimo Bacio, tutto costruito sul gruppo maschile, mentre qui l’aspetto femminile è più sviluppato“. Di più: a tratti sembra un’ancora di salvezza, colonne portanti nella vita di queste coppie ancora scoppiate, ricucitura a parte.
Non solo un sequel, dunque, ma un ritorno. A tutto. Dopo l’esperienza americana, Muccino spiega: “Ho imparato ad essere umile, ho imparato come essere meno narciso, come non mettermi al centro della storia che è ciò che governa il film davvero. Certo che tornerò in America, ho già un progetto con Keanu Reeve da girare in estate su una storia d’amore su una nave spaziale. Ho già firmato qualcosa ma ad Hollywood molte cose sfumano. E’ successo già anche a me. In compenso in Italia lavorerò a una commedia sul modello dei Tognazzi e dei Manfredi, con gli stessi personaggi di Baciami ancora però cresciuti”.Ma con che cosa è tornato dall’esperienza americana? “Lì soffrivo l’esilio e la mancanza di una possibilità che è un lusso: poter essere portatore della mia visione del mondo. E questo film è ciò che io voglio dire, ciò che ho imparato in questi ultimi dieci anni sull’amore e la vita”.
Ma anche sulla paternità? “Diciamo sul senso della vita che porta con sé la necessità di tramandare ciò che siamo attraverso un figlio, qualcosa che in una società fuggevole e fagocitante dobbiamo riuscire a coltivare. Sono poche le cose davvero essenziali e tra queste ci deve essere quella di dar vita a degli individui migliori di noi”.
Dunque in Baciami ancora c’è la paternità ma insieme a molto altro. Anzitutto alla solitudine.“Si, la solitudine è ciò che ci ha chattare per ore la sera, è il bisogno di verbalizzare disperato ma io ho fatto questo film anche per parlare di come si può andare avanti, di come si può crescere e non necessariamente maturare. I miei personaggi sbagliano e non sempre imparano dai loro errori, sono vibranti e continuano a buttarsi perché nella vita abbiamo bisogno di sentirci in movimento, ancora vulnerabili perché la noia non la sopportiamo. Pensiamo di poter sostenere la routine, ma spesso non è cosi. E da qui il volo, la fuga”.
Ma qui c’è anche il ritorno, la famiglia?
“Sì, ai tempi dell’ Ultimo bacio feci un film cinico, di fuga, ma oggi mentre le guerre incombono e i ghiacciai si sciolgono, io voglio dire che il senso delle cose è nella semplicità. Un figlio che ti dice “papà” ti dice ciò che conta. E’ un nucleo primordiale. Il nucleo di sempre e la famiglia è il luogo di partenza, anche se non si tratta di famiglie tradizionali. Da qui si deve ripartire, fosse anche per il prossimo film, tra dieci anni, quando i figli saranno diciottenni e vorranno buttare all’aria tutto”.
E non parlategli di generazioni: “Non so nulla di generazioni, so solo parlare di quello che vedo, di quello che rubo, di quello che conosco, di uomini disorientati da un complesso rapporto di coppia in cui alle donne si chiede moltissimo e che dunque risulta un rapporto molto difficile. Io, come molti uomini, faccio fatica a comprendere l’universo femminile, cerco codici di accesso mentre le donne, per quanto nevrotizzate dalle troppe richieste che vengono loro fatte, hanno molte più chiavette di noi per afferrare il senso della vita”
E degli Oscar si può parlare? “Ho amato molto Baaria così come amai Gomorra ma ho imparato che la sensazione dei film che si ha in America è molto diversa da quella che abbiamo noi. E molte cose non vengono capite”. Nelle sale dal 29 gennaio distribuito da Medusa