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venerdì 22 gennaio 2010
di Silvia Di Paola
L’uomo che verrà
Premio della Giuria nonché del pubblico al Festival di Roma l’opera di Diritti è più vera del vero
Più che un pezzo di Storia ricostruito, un pezzo di vita che sentiamo in divenire sulla nostra pelle di spettatori. A volte succede. E siamo dalle parti del capolavoro. Lo firma Giorgio Diritti, che già ci aveva folgorati con la sua storia di intolleranza incastonata tra i monti occitani, ed è "L’uomo che verrà", un bambino che ha visto morire la madre, che resta solo, cullato dalla sorellina e da cui parte una storia che cerca la normalità nel conflitto. Le persone normali in tempi di stragi e di eccidi ed il loro sguardo. Che significa anche i civili in tempo di guerra

Più che un pezzo di Storia ricostruito, un pezzo di vita che sentiamo in divenire sulla nostra pelle di spettatori. A volte succede. E siamo dalle parti del capolavoro. Lo firma Giorgio Diritti, che già ci aveva folgorati con la sua storia di intolleranza incastonata tra i monti occitani, ed è L’uomo che verrà, un bambino che ha visto morire la madre, che resta solo, cullato dalla sorellina e da cui parte una storia che cerca la normalità nel conflitto. Le persone normali in tempi di stragi e di eccidi ed il loro sguardo. Che significa anche i civili in tempo di guerra: non combattono ma anche le più semplici attività quotidiane sono una battaglia.

Qui siamo nell’inverno del ’43 e negli occhi di una splendida bambina di otto anni, Martina - la bravissima piccola Greta Zuccheri Montanari, ma nel cast troviamo anche Maya Sansa, Alba Rohrwacher, Claudio Casadio e Stefano Bicocchi) - che vive alle pendici di Monte Sole dalle parti di Bologna. E’ l’unica figlia di una famiglia di contadini come tante, e da quando ha perso un fratellino appena nato ha smesso di parlare. Ma aspetta ‘l’uomo che verrà’, appunto, che gli ridarà la parola. Aspetta un fratellino che nascerà nella notte tra il 28 e il 29 settembre del ’44, ad un passo dal rastrellamento delle SS e dalla strage di Marzabotto.

Settecentosettanta persone massacrate - quasi tutte donne, anziani e bambini - che Diritti racconta con pietoso pudore ma anche con un rigore che non lascia scampo.
Uno dei pochi film che percepisci come necessari. Non per qualcuno. Per tutti. Uno di quei film più veri del vero. Correte a vederlo perché sono ormai l’eccezione e non la regola del nostro cinema.

Nelle sale dal 22 gennaio distribuito da Mikado in 50 copie.

Note:
*
Con un budget di tre milioni di euro, L’Uomo che verrà è stato sostenuto da: Ministero per i Beni e le Attività Culturali (MiBAC), Mediateca Regionale Toscana - Toscana Film Commission, Fondazione del Monte e Cassa di Risparmio di Bologna, Cineteca Comunale di Bologna, Programma Media Unione Europea, Regione Emilia-Romagna e Regione Toscana.
La versione originale del film è in dialetto bolognese con sottotitoli in italiano.

Cenni Storici:
*
Sulla fine del 1943, dopo l’armistizio firmato dal re e Badoglio con gli alleati, l’Italia è divisa in due, occupata a sud dall’esercito anglo-americano, al centro e al nord dai tedeschi, che hanno anche liberato Mussolini e lo hanno posto a capo di uno stato fantoccio, la cosiddetta Repubblica di Salò. È in questo periodo che nella zona di Monte Sole, compresa tra il torrente Setta e il fiume Reno, una trentina di chilometri a sud di Bologna, comincia spontaneamente a formarsi una brigata partigiana, la Brigata Stella Rossa. I partigiani sono i figli ed i fratelli dei contadini che abitano la zona e lavorano la terra a mezzadria per conto dei proprietari terrieri, che in genere stanno in pianura. Il territorio è boscoso, il terreno difficile da coltivare ed i raccolti scarsi. Le famiglie, spesso numerose, fanno sempre più fatica perché il fascismo prima e la guerra poi le hanno rese ancora più povere di quanto non fossero già.
I partigiani incarnano un atteggiamento di ribellione diffuso e nei mesi successivi con le loro azioni di guerriglia creano grossi problemi a tedeschi e fascisti, già incalzati dall’avanzata dell’esercito anglo-americano. Il 29 settembre del 1944 le SS scatenano nella zona una rappresaglia senza precedenti che prosegue nei giorni successivi, mettendo a ferro e fuoco il Monte Sole. Circa 770 persone vengono massacrate: un eccidio immane rimasto nella storia come ‘la strage di Marzabotto’, dal nome del comune a cui appartiene la maggior parte del territorio.
La vita fu spazzata via da quella zona per sempre.


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