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martedì 23 dicembre 2008
Silvia Di Paola
The Spirit
Esce a Natale la favola nera di Frank Miller, omaggio ai fumetti di Eisner e al suo ’spirito’

Cappellone, maschera nera, cravatta rossa e occhio nel buio: lui vede ma noi non lo vediamo perché è The Spirit. E porta avanti in solitario tutta una battaglia: contro il crimine e in una città come tante, tratteggiata in un bianco e nero profondo che fa tracimare con sé le sfumature dell’anima. Delle tante anime che la popolano. E dell’anima di questo curioso mix di fumetto anni Quaranta e di visionarietà targata Miller. Frank Miller, naturalmente. E’ lui, il creatore di graphic novel ormai regista, dopo Sin City alla sua seconda volta. E tutto da solo: se lì codirigeva al fianco di Robert Rodriguez, qui, in questo The Spirit dal 25 dicembre nei nostri cinema, ci prova da solo e mettendosi davanti un curioso cast, con protagonista sconosciuto, Gabriel Macht, cattivo d.o.c. Samuel Jackson e folla femminea notissima, da Eva Mendes a Scarlett Johansson, da Paz Vega a Sarah Paulson a Jaime King, giusto perché, come sanno i cultori di Miller e gli amanti di questo fumetto (pubblicato tra il 1940 e il 1952), le donne sono per il nostro eroe il punto di debolezza e di forza, solo da loro le prende davvero ma di loro non può fare a meno. 

Ovviamente sbaglia chi pensa a un girotondo romantico: qui si gioca duro, d’azione, cattiveria, armi e ferocia, anche se tutto è infinitamente più leggero che nell’impantanante nero e bianco di Sin City, di cui è, tra l’altro, già pronto il secondo capitolo. E qui Miller torna come a un ricordo d’infanzia: per riadattarlo allo sguardo adulto dell’oggi e realizzarlo in forma d’omaggio. “Spirit l’ho scoperto quando ero ancora bambino e ne rimasi sconvolto –racconta Miller- Era lo stile del racconto a turbarmi, immagino. Da allora mi sono avvicinato molto ai fumetti di Eisner e, strada facendo, con lui sono persino diventato amico, anche se il nostro modo di disegnare è molto diverso. Ma proprio questa frequentazione con le sue tavole mi ha spinto a dire di “no” quando mi è stato proposto di dirigere un film tratto dal suo Spirit. Poi, però, ci ho ripensato e l’idea che, non facendolo io, lo avrebbe fatto qualcun altro non mi piaceva affatto. Ho pensato che era meglio che mi impegnassi personalmente, anche perché le storie di Spirit sono piuttosto brevi, al massimo otto tavole, e certo per costruirci su un film bisognava lavorarci sopra, coglierne l’essenza e svilupparla”.

E, infatti, l’ha sviluppata, zigzagando tra azzardi e prevedibilità (sia pure tutte sue) e ritornando alla favola nera di Denny Colt, giovane poliziotto con brillante carriera davanti che viene ammazzato in servizio e che torna dalla tomba con una missione, trovando un perfetto antagonista nel perfido scienziato pazzo Octopus. Favola nera ma natalizia, tanto che per espressa volontà di Miller, il film esce il giorno di Natale. Soprattutto favola che vuole essere un omaggio, dall’inizio alla fine, ad Eisner e al suo “spirito”. Un omaggio come un esordio perché, di fatto, questa è la sua prima regia senza collaboratori, suggeritori e consiglieri e, “infatti, durante le riprese, quasi non riuscivo a dormire: quando non giravamo io disegnavo, modificavo, adattavo e non riuscivo a fermarmi, a calmarmi, è stato davvero faticoso”. Talmente tanto faticoso che probabilmente da solo Miller non lo rifarà. Meglio, dietro la macchina da presa torneràper alternare il lavoro solitario di disegnatore a quello corale e affollato di regista e perché sono innamorato del cinema”, ma dirigendo solo film tirati suoi dai suoi fumetti. E’ ovviamente impresa molto più facile se si evita l’eccesso di autoreferenzialità.  

Nelle sale dal 25 dicembre distribuito da Sony Pictures


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