Enrico Montesano torna in proscenio con un nuovo spettacolo, diverso dal consueto one man show che nelle ultime stagioni ha consentito al popolare attore di interagire col pubblico per raccontare la società di oggi.
Un amore di famiglia, che debutta stasera al Teatro Sistina con Sandra Collodel, Maurizio Aiello, Biancamaria Lelli, Prospero Richelmy, Francesca Ceci, Goffredo Maria Bruno, Simone Finotti, Martina Vaschetta e Gianluca Grecchi, è una commedia dolceamara che fa riflettere sui valori del nostro tempo.
“Il titolo si presta a una doppia lettura - dice Enrico Montesano, regista e co-autore dello show in due atti, con musiche, in cui interpreta un giornalaio - il nucleo protagonista della commedia è una famiglia normale che vuole realizzare un sogno: vincere una grande villa col giardino. Un pensiero proibito per una qualunque famiglia media, figuriamoci per loro, i Torelli, che si mettono in testa di partecipare ad un gioco a sfondo reality, pensando di sfruttare a proprio vantaggio la televisione con i suoi meccanismi cinici e distruttivi”.
Infatti, se all’inizio tutti i componenti si mettono d’accordo e fingono di stare al gioco, recitando la parte imposta dal copione per vincere a tutti i costi la villa da favola, i meccanismi perversi del reality show rischieranno di far saltare l’equilibrio famigliare.
“In un momento in cui gli italiani sembrano ammalati di ‘telefagia’, e usano gli occhi come bocche per divorare qualunque tipo di immagine senza selezionarle - incalza Montesano che ha mutuato il termine dal libro L’ingratitutine del filosofo francese Alain Finkielkraut - questa bulimia del vedere, questo bombardamento di sequenze rischia di sparigliare la delicata stabilità che tiene in equilibrio l’apparato famiglia. Ma c’è una cura per sconfiggere la telecrazia: leggere. Come diceva Groucho Marx infatti, la tv aiuta la lettura: ogni volta che guardo la tv mi viene voglia di spegnerla e leggere un libro”.
Dopo l’era dell’aristocrazia e della democrazia, siamo infine giunti in quelli catatonici della telecrazia?
“Sì, oggi è la tivù a comandare e a governare tutto. Il piccolo schermo ci manovra in nome dell’auditel, ma questo potere va arginato. Ho allevato i miei figli ad un uso moderato della tivù e per fortuna ora sono grandi, ma mi rendo conto che contrastare la telecrazia è difficile. E’ come un cane che si morde la coda. L’unico modo per uscirne è suggerire alle persone di smettere di dire sempre di sì, anche quando non ti va perché il senso della vita in fondo è tutto qui: imparare a dire no qualche volta”.
Qualche consiglio per ingannare il tempo senza telecomando? “Una bella partita a carte, magari a tressette, e poi chiacchieriamo, torniamo a metterci intorno al camino e non davanti alla tivù, ad ascoltare i racconti dei nonni, degli zii. Alle brutte, andiamo in cucina a fare i biscotti al forno, non mi sembra una cattiva idea”.
In questo momento di crisi, in cui la società è sommersa dagli scandali e dai problemi economici, secondo lei chi ci salverà? “E che ne so mica sono Berlusconi o Obama. Chiediamolo a Di Pietro, lui magari lo sa. In fondo penso che l’uomo deve salvarsi da solo, ciascuno per sé, cominciando ognuno di noi a fare quello che davvero ci va, senza condizionamenti. Ripeto, spegnete le televisioni e accendete la radio per ascoltare buona musica”.
Qualcuno dice che lei è diventato più nostalgico con gli anni, concorda?
“Nostalgico io, ma quando mai… forse sono un po’ conservatore, questo sì. Vorrei preservare le cose buone, le sane abitudini di una volta, quando la famiglia si riuniva almeno una volta al giorno a tavola. Oggi a pranzo o a cena c’è sempre un altro convitato che monopolizza le conversazioni col suo fastidioso brusio, mettendo a tacere le persone: non mi stancherò di dirlo, provate a spegnere la tivù, sentirete che calma”.
Tivù ansiogena a parte, lei che idea si è fatto della famiglia italiana?
“Quella dello spettacolo è una famiglia con forti e radicati valori che resistono nel suo dna, ma credo che anche nella maggior parte delle famiglie italiane succeda lo stesso. Sono ottimista. Purtroppo, la famiglia italiana dai politici viene considerata solo a parole, quando si tratta di fare campagna elettorale, in realtà poi è negletta, non mi pare sia aiutata molto. Da nessuno”.
Eppure in questi giorni si sente parlare molto di famiglia.
“Sì, tutti si riempiono la bocca con la parola famiglia ora, con le regionali si riempiranno i muri di faccioni inutili ma in pochi aiuteranno il primo nucleo della società. Perché, non dimentichiamolo, la famiglia è il più grande centro d’accoglienza, è il più grande asilo, e mensa, e ostello, e consultorio che possa esistere. La famiglia con gli anziani e i malati oggi è sola e se la deve sbrigare da sola. E’ solo lei, oggi, a reggere questo paese. Andrebbe premiata.Se fossi un politico diminuirei gli oneri sociali e le tasse, basta con tutti questi soldi a pioggia. Bisogna diminuire le spese. C’aveva ragione Ezra Pound: l’affitto è usura. Ma questo, la prego, rimanga tra noi”.
Un amore di famiglia
Repliche fino al 21 marzo
Teatro Sistina, via Sistina, 129 - Roma
Info: 06.4200711
Biglietti: da 24 euro a 38 euro