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venerdì 18 aprile 2014
di Alessandra Miccinesi
JESUS CHRIST SUPERSTAR
"Debuttare a Roma? un sogno che diventa realtà" dice Ted Neeley il Gesù del film musicale del ’73
“Essere a Roma è il sogno della mia vita, e debuttare al Sistina con Jesus Christ nel Venerdì Santo è un sogno che diventa realtà, e non solo perché questa opera rock ha segnato interamente la mia vita. Il personaggio che interpreto, Gesù, l’ho portato in scena tantissime volte eppure, ad ogni replica, scopro cose nuove. Quella di stasera sarà una rappresentazione mai stata
Essere a Roma è il sogno della mia vita, e debuttare al Sistina con Jesus Christ Superstar di Venerdì Santo è un sogno che diventa realtà, e non solo perché questa opera rock ha segnato interamente la mia vita. Il personaggio che interpreto l’ho portato in scena tantissime volte eppure, ad ogni replica, scopro cose nuove. Quella di stasera sarà una rappresentazione unica, vedrete un’opera rock come non è mai stata fatta finora”. Umile, generoso, dolcissimo Ted Neeley. L’attore texano con gli occhi di cielo, nato con la musica dentro (era batterista di una band di scena in California, fino all’esplosione della guerra del Vietnam) da 40 anni veste la tunica del Salvatore, incarnandone il profilo. Da quando nel ’73 fu scelto per interpretare il capolavoro di Norman Jewison Jesus Christ Superstar.

Lo sguardo di Neeley, dopo 40 primavere, è sempre lo stesso, teso e profondo. Qualche ruga in più intorno agli occhi, e un po’ meno capelli sciolti sulle spalle. Solo la voce sembra non essere stata intaccata dal corso del tempo:  morbida e forte, carezzevole o sferzante, capace di raggiungere toni altissimi. E di mettere addosso i brividi.
Proprio come quando era un ragazzo. "Mi presentai ad un provino a Los Angeles. Ero lì solo per accompagnare degli amici, e mi spinsero sul palco per cantare qualcosa: cantai per sfida. Ma ottenni il ruolo di Claude nel musical Hair, che doveva essere rappresentato a Brodway" ricorda Neeley.

"Il regista, Tom O’Horgan mi chiese fino a che punto potevo spingermi con gli acuti, ed io osai. Mi chiese di tirare fuori la mia passione, e cantai una canzone di Steve Wonder. Poi volle sentire come le cavavo con le canzoni d’amore, e ricantai la stessa canzone nella versione di Tony Bennett. Mi scelse non perché cantassi meglio degli altri: fu per l’estensione vocale” afferma con umilà Neeley, splendido settantenne che stasera incanterà la platea del Sistina, per lo spettacolo evento della stagione Jesus Christ Superstar, di Massimo Romeo Piparo.

Il 12 ottobre il musical sarà in scena col medesimo cast (musiche live dei Negrita con le chitarre di Drigo e Cesare ‘Mac’ sul palco, e il frontman Pau nel ruolo di Ponzio Pilato; Simona Molinari alias Maddalena, Shel Shapiro Caifa, Feysal Bronciani Giuda, Paride Acacia Hannas e Emiliano Geppetti Simone) all’Arena di Verona per il “Celebration Day” in occasione dei quarant’anni del film e dei venti dalla rielaborazione italiana di Massimo Romeo Piparo, con un’edizione speciale che verrà rappresentata al tramonto, inserita nella programmazione ufficiale delle Opere dell’Arena.
La scena, fatta di tubi innocenti e di colonne marmoree montate su palchi rotanti, è animata da 24 tra acrobati, trampolieri, mangiafuoco e ballerini coreografati da Roberto Croce. Sul palcoscenico, l’Orchestra dal vivo di 12 elementi diretta dal Maestro Emanuele Friello, le scenografie di Giancarlo Muselli elaborate da Teresa Caruso e i costumi di Cecilia Betona.

Un capolavoro annunciato, questo musical firmato Andrew Lloyd Webber e Tim Rice, passato alla storia come una delle opere rock più note e amate i tempi. “Sarà un’edizione memorabile questa – chiosa Piparo, che nel 2004 fece debuttare a Roma, nel ruolo di Giuda, l’interprete del film Carl Anderson il debutto nel Venerdì Santo non è una data scelta a caso, ma al di là di tutto l’opera va letta in chiave laico-cattolica. Jesus Christ Superstar ha incantato almeno tre generazioni. Un successo impressionante”.
Un successo che ha segnato il destino di molti, ma che sicuramente ha inciso profondamente nella vita di Ted Neeley.

Quanto il ruolo di Jesus Christ ha influito nella sua vita e quanto è stato determinante per la carriera? “E’ stato ed è tutta la mia vita, lo scopo della mia esistenza segue il punto di vista di Gesù, che predicava speranza, onestà ed amore. Il ruolo sgorga direttamente dall’anima, e la divinità qui non viene sfidata: rappresentiamo semplicemente gli ultimi sette giorni di vita dell’uomo Gesù. Ricordo che quando ottenni il ruolo la mia vita cambiò”.

La figura del Cristo secondo lei è cambiata con gli anni? Col passare del tempo ho fatto molte ricerche ma è dall’età di 10 anni che sono un’autorità in materia. Quando ero bambino c’erano chiese ad ogni angolo di strada e io ho imparato molto frequentandole. In seguito, ogni volta che una produzione metteva mano all’opera ho avuto modo di approfondire lo studio e il personaggio leggendo vari testi”.

Nel suo work in progress, ha notato cambiamenti sull’impatto del pubblico col musical? all’inizio ci furono molte proteste. “Sì, negli anni ’70 la lettura dell’opera rock fu considerata blasfema. Ricordo che ogni sera c’era sempre gente che protestava fuori dal teatro: erano proprio tanti, riempivano l’incrocio tra Brodway e Manhattan, bloccavano il traffico. Temevano che il messaggio potesse distorcere la spiritualità della Bibbia. Io allora mi avvicinavo alle persone per invitarle a vedere lo show, visto che nessuno di quelli che protestavano l’avevano visto in realtà”.

E come andò? “Bene. Tutti coloro che hanno accettato di vederlo l’hanno amato e son tornati, portando gli amici e i parenti. E’ successo ovunque, in tutti gli States e questo accresce in me l’onore di aver fatto parte di questo musical. Pace e speranza vengono dalla realizzazione dell’errore. Del resto, la frase della song Could We Start Again Please riassume benissimo il senso: ricominciare da capo, dopo aver capito di aver sbagliato, è una richiesta umana. Anzi, umanissima. Ma la spiritualità non la trovi se non è già dentro di te”.


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