Qualche settimana di tregua, almeno apparente, e poi riesplodono le polemiche tra Rai e Mediaset. Occasione, la messa in onda questa sera e domani - stessa ora canali diversi - sia di Le Ragazze di Sanfrediano (Rai) che di Nassiryia-Per non dimenticare (Canale 5). Due fiction molto attese dal pubblico del genere che si troverà nuovamente a dover scegliere tra le due opere interessanti per i telespettatori. Quello che dispiace è che, in luogo di parlare di due buoni prodotti, si è alla fine costretti a dover dare conto delle dichiarazioni di questo o di quello, laddove ogni parte accusa l’altra di essere responsabile della cosiddetta contro-programmazione. Alla fine chi ci rimette è il pubblico. Pagante, con il canone Rai, e utente (ma non per questo meno degno di rispetto) nel caso di Mediaset che attraverso il direttore di Canale 5, Massimo Donelli, sottolinea come “Canale 5 abbia come unico provento la raccolta pubblicitaria; e Mediaset è l’unico network che in Italia eroga gratuitamente la televisione” senza dimenticare, ne siamo certi, che quel pubblico non pagante è anche quello che, con il suo gradimento, consente proprio quella ‘raccolta pubblicitaria’ di cui il network vive. Tutti scontenti dunque. E allora quid prodest?
Le Ragazze di Sanfrediano tratto dal celebre romanzo di Vasco Pratolini e prodotto da Angelo Rizzoli è l’affresco gioioso e spensierato di un’Italia appena uscita dagli orrori della guerra che lentamente tornava alla vita e alla normalità scoprendosi profondamente cambiata. Protagonista è Aldo (Giampaolo Morelli), che tutti chiamano Bob per la sua somiglianza con l’attore americano Robert Taylor. Scapestrato dongiovanni dai modi affascinanti Aldo/Bob fa della conquista femminile l’unica ragione della sua vita. Uno scambio di persona lo fa diventare l’eroe del quartiere fiorentino di Sanfrediano. Bob ora non è solo un bel ragazzo; è anche famoso e si trova la strada spianata per arrivare al cuore delle più belle ragazze della zona. C’è Gina (Chiara Conti) amica da sempre che conosce la frivolezza di Bob ma lo perdona. L’orgogliosa e spregiudicata Mafalda (Vittoria Puccini), la piccola Tosca (Camilla Filippi) e Silvana (Martina Stella) timida ricamatrice, tutta casa e chiesa. Bob sfarfalleggia allegramente tra l’una e l’altra ragazza promettendo a tutte amore eterno. Quando le ragazze scoprono di essere state ingannate si coalizzano e decidono di vendicarsi: Bob sarà portato su di un carretto per le strade del quartiere e messo alla berlina.
Scoperti i suoi inganni (compreso l’usurpato titolo di eroe) Bob si ritrova solo a fare i conti con i suoi sentimenti ma anche con la realtà di una società in mutamento che cominciava a riconoscere alle donne un ruolo diverso e fondante nella difficile ricostruzione del Paese. Emblematica la scena (che riprende un fatto realmente accaduto in via Savoia a Roma) del crollo della scala sulla quale si erano ammassate decine di ragazze che avevano risposto ad un annuncio per un posto di lavoro.
Il mini film di Vittorio Sindoni racconta dunque non solo le baruffe amorose di Bob e le sue ragazze ma fotografa un’Italia con alle spalle le macerie della guerra e davanti i segnali del boom economico, l’avvento del cinema americano e i sogni di celebrità delle ragazze che partecipavano ai concorsi di bellezza, il lavoro femminile che da necessità diventava l’inizio di quella emancipazione per la quale si sarebbe scesi in piazza qualche anno dopo.
Tutt’altra atmosfera si respira nel kolossal di Canale 5 Nassiryia-Per non dimenticare che rievoca la tragica morte di 17 carabinieri e di due civili nell’attentato del 12 novembre 2003. La storia - la cui fine è tristemente nota - racconta in forma di fiction le vite di quei ragazzi ed uomini che con le divise blu dell’Arma erano di stanza alla Base Maestrale in Iraq in quel drammatico novembre di quattro anni fa. In missione di pace, peace keeping, così si sentiva il maresciallo Stefano Carboni (Raoul Bova) e con lui i suoi uomini, il veterano Spinozzi (Andrea Tidona), la giovane recluta Costa (Libero Di Rienzo), lo scanzonato Traversa (Lele Vannoli) e l’esperto di archeologia dell’Arma, Giulio Marini (Santo Bellina).
Arrivati sul luogo i carabinieri si accorgono che la situazione è peggiore di quanto immaginassero. Manca l’acqua, la luce, la possibilità di curare adeguatamente malati e feriti e l’arruolamento e formazione di una Polizia locale (uno tra i tanti compiti affidati ai carabinieri) è difficile e spesso ostacolato dalla paura o da poteri sopravvissuti alla caduta della dittatura di Saddam.
La vita giornaliera già durissima di Carboni e dei suoi uomini è scandita da ‘informative’ che arrivano dalla CIA o da altri organi di controspionaggio che parlano di un possibile attentato alla base italiana ora che anche i carabinieri di pace sono finiti nel mirino dei terroristi di Al Quaeda. Intanto un’epidemia di colera impegna tutte le energie degli uomini dell’Arma nel tentativo di portare sollievo e soccorso alla popolazione.
Ma arriva il giorno del cambio per Carboni e i suoi. Si torna a casa e Stefano porterà con se Hassam un piccolo iracheno al quale si è affezionato. Però il destino, si sa, ha pronto un altro finale per la storia dei ragazzi della Base Maestrale…
Diretta da Michele Soavi e prodotta dalla TaoDue di Pietro Valsecchi la miniserie tratta in maniera efficace un materiale incandescente che non mancherà di suscitare forti emozioni (e magari anche qualche perplessità) nel pubblico. Scene dure come la preparazione e il condizionamento psicologico del kamikaze (l’attore Mohamed Zouaoui) hanno il pregio di proporre anche al pubblico televisivo delle fiction la realtà drammatica di un fenomeno, come quello dei kamikaze appunto, che nasce dalla povertà, dall’ignoranza, dall’esaltazione religiosa e dalla violenza.
Ispirato al libro di Marco Calamai Diario da Nassiryia il minifilm di Canale 5 (presto presentato a Los Angeles e al quale sia la Fox che la Universal sono interessati) si è avvalso della consulenza dell’Esercito e della collaborazione del Ministero della Difesa e di alcune tra le Forze Armate italiane.
Fondamentale, dice il produttore Valsecchi, l’incontro con le famiglie e le vedove dei caduti “un incontro difficile, doloroso ma anche illuminante. Attraverso le loro testimonianze ho capito che al di là della tragedia personale e collettiva c’era una storia preziosa da raccontare alle nuove generazioni dei giovani che lanciano razzi negli stadi e pietre dai cavalcavia: l’esempio di alcuni coetanei capaci di dare un senso alla loro vita aiutando gli altri”. Famiglie che, rimaste senza mariti, figli, fratelli, padri, e dopo aver subito vergognose ingiurie (ricordiamo gli oltraggiosi striscioni inneggianti all’eccidio dei carabinieri sia allo stadio che in alcune manifestazioni di ‘pace’) lamentano ancora il mancato riconoscimento dell’eroismo dei loro cari.