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sabato 26 novembre 2005
di Nicola Navazio
L’ignoto spazio profondo
All’anteprima del film di fantascienza di Werner Herzog, incontro con l’astronauta Roberto Vittori

Lo stile di un documentario per un film di fantascienza che ha il sapore della favola visionaria. E’ L’ignoto spazio profondo-The Wild Blue Yonder la pellicola di Werner Herzog, già presentata nella sezione Orizzonti a Venezia dove ha vinto il premio Fipresci. Spettatore d’eccezione all’anteprima romana è stato il colonnello Roberto Vittori (Foto 2), astronauta dell’Esa, per due volte inviato in missione spaziale.
"E’ un film complesso, un’opera d’arte, ti pone come di fronte a un quadro astratto, al quale ognuno dà un proprio significato - ha commentato Vittori alla fine della proiezione -  ho apprezzato il coraggio di Herzog, nel raccontare una storia di pura fantasia, utilizzando la scienza, formule matematiche, immagini reali di ciò che accade in orbita. Era tanto tempo che non vedevo un film di fantascienza, e questo non sarà facile da dimenticare".

Il regista tedesco rende protagonisti della storia gli astronauti dello Space Shuttle Sts - 43, diventati attori semplicemente mostrando la loro vita a bordo, tra operazioni tecniche, vita quotidiana nell’assenza di gravità, fatta di sguardi rubati, spazi minimi, pasti sotto vuoto spinto, dormite in sacchi a pelo ancorati alle pareti della navicella, controlli medici e allenamenti sul tapis roulant utilizzato con speciali cinture di sicurezza.
A guidarci nella trama sono i monologhi di un alieno da lungo tempo sulla Terra (Brad Dourif - Foto 3), che muovendosi in aree devastate e deserte dove insieme ai suoi compagni aveva tentato di creare un mondo migliore, ripercorre la vicenda degli esploratori spaziali costretti a partire per trovare un’alternativa al nostro pianeta, che rischia di diventare inabitabile, a causa di alcuni pericolosissimi batteri trovati, neanche a dirlo, nel sito di Roswell, luogo del favoleggiato atterraggio di extraterrestri già tema di film, libri e telefilm.

Alcuni veri matematici della Nasa integrano poi il racconto spiegando, passo passo, la sconvolgente scoperta dei tunnel spaziali nella galassia (riflesso dei tunnel spazio-temporali ipotizzati da Einstein, già abbondantemente usati in serie come Star Trek) che permettono ai nostri eroi di approdare proprio su The Wild Blue Yonder, il pianeta dal quale arriva l’alieno narratore. Gli astronauti trovano una realtà di ’cielo ghiacciato’ (reso da straordinarie immagini subacquee), sotto il quale, nell’elio liquido vivono migliaia di forme di vita, che l’uomo mostra subito di non rispettare. La speranza di fondarvi
una colonia, svanisce quando gli astronauti, nel viaggio di ritorno, percorrono il tunnel spaziale troppo velocemente e arrivano sulla Terra di 820 anni dopo, rispetto a quella che avevano lasciato. Un pianeta che ha ritrovato la sua bellezza originaria, ma sul quale ormai non c’é più traccia dell’uomo.

Come aveva fatto Kubrick in 2001 Odissea nello spazio anche Herzog affida alla musica un ruolo di primo piano accompagnando le immagini degli astronauti, del ’selvaggio e lontano pianeta blu’ e della Terra con melodie di violoncello e voce, eseguite da Ernst Reijseger, Mola Sylla, unite alla forza espressiva dei sardi Tenore e Cuncordu de Orosei.
"Il finale del film è aperto, ma penso che Herzog abbia rappresentato il bisogno dell’immaginazione per superare la tecnologia e salvaguardare il nostro pianeta, ha concluso Vittori che, comunque, resta ottimista rispetto alla ‘corsa allo spazio’. Credo, che nel momento in cui ci spingeremo oltre nell’esplorazione spaziale, saremo più uniti, al di là delle divisioni tra nazioni".

Nelle sale dal 25 novembre distribuito da Fandango.

Note:
*
Questo film è stato realizzato con il sostegno del Centre National de la Cinématographie CNC.


Links correlati
http://www.wildblueyonder.wernerherzog.com/

 
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Foto Ufficio Stampa Fandango

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