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lunedì 1 novembre 2004
di Maria Stella Taccone
Il tunnel della libertà
La Storia diventa fiction, per non dimenticare. Monteleone ricorda poeticamente la ferita di Berlino

Fa parte di una trilogia per la Tv dedicata alla libertà e alla memoria ideata e prodotta dalla Palomar di  Carlo degli Esposti, "Il tunnel della libertà", miniserie televisiva diretta da Enzo Monteleone in onda stasera e domani in prima serata su Canale 5.
La fiction rievoca la straordinaria - e poco nota - avventura di due ingegneri italiani, Domenico Sesta e Luigi Spina, che nei primi anni ’60 scavarono sotto il Muro di Berlino un tunnel, riuscendo a portare in salvo da Est ad Ovest una trentina di persone.
Eroi della porta accanto di questa avventura - liberamente tratta dal romanzo omonimo (ed autobiografico) di Ellen SestaKim Rossi Stuart e Paolo Briguglia, affiancati da Antonia Liskova e da un manipolo di bravissimi attori slavi.

La storia prende le mosse nel ’61 alla vigilia della chiusura dei check-point per gli abitanti dell’Est e della costruzione del Muro.
Sconvolti per l’isolamento forzato nella zona Est del compagno di università Peter e della sua famiglia, Mimmo e Gigi escogitano un piano per fargli varcare il confine. Dopo un tentativo di fuga finito male con un camion, Mimmo, con la complicità dell’addetto agli archivi della facoltà e alcuni amici riusciti a superare lo sbarramento, progetta un tunnel che da una fabbrica in disuso ad Ovest sbuchi in uno scantinato ad Est. Dopo duro lavoro e varie peripezie, i nostri, complice il contributo finanziario dell’americana NBC ed il sacrificio di molti, riescono nell’impresa, non senza qualche intoppo.

Raccontato con poesia da Enzo Monteleone, che trasporta anche in questo film la sua passione per la Storia rivissuta attraverso vicende piccole e personali, Il tunnel della libertà corre veloce, appassiona per la freschezza dei suoi interpreti, commuove per l’umanità che buca lo schermo di un Kim Rossi Stuart sempre bravo e misurato. Certo, risente un po’ del ritmo diluito della tv e di scelte narrative a volte troppo ingenue e letterarie (impensabile che i due protagonisti, soli in un cunicolo sotterraneo, riescano a bloccare con una macchina da presa l’avanzata degli uomini armati della Stasi).

Nel complesso però, Il tunnel della libertà risulta un più che decoroso prodotto televisivo che ha il pregio (non da poco) di ’allungare’ la memoria corta degli spettatori tv e dei tanti giovani cui la scuola troppo superficialmente parla del nostro passato prossimo.

Un film d’ideali "sulla forza di volontà e la speranza, sullo spirito di ribellione contro le assurdità della politica, per ricordare che tutti i muri, prima o poi, sono condannati a crollare", per dirla con Monteleone.
Un momento di televisione che una volta tanto non fa rimpiangere l’esser rimasti a casa.

Curiosità:
* La Berlino del film è stata ricostruita per esigenze scenografiche a Budapest.
* Le altre due opere della trilogia per la tv sulla libertà prodotte da Carlo degli Esposti saranno dedicate al ’56 di Bucarest e alla Primavera di Praga.


 
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Foto Uf. Stampa Mediaset

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