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lunedì 6 novembre 2023
di Claudio Fontanini
Roma, santa e dannata
Roberto D’Agostino e Marco Giusti alla scoperta della Capitale tra storie e leggende
Il fascino immutabile della città eterna e le sue contraddizioni. Come Dante e Virgilio (o Tomas Milian e Bombolo…) Roberto D’Agostino e Marco Giusti, a bordo di un battello notturno che procede lungo il Tevere, accompagnano lo spettatore in un viaggio semiserio tra i riti, le trasgressioni e il modus vivendi di Roma

Presentato alla Festa di Roma e con Paolo Sorrentino produttore creativo (il regista napoletano doveva inizialmente dirigere una serie di 8 episodi), Roma, santa e dannata diretto da Daniele Ciprì (anche direttore della fotografia) rievoca e analizza, tra storia e leggenda, vizi e virtù dello stare a Roma con le testimonianze di chi ha vissuto l’epoca d’oro delle leggendarie notti romane. 

Labirinto di rovine come simbolo di caducità delle cose terrene la Capitale (Amare Roma è facile, capirla è impossibile e inutile ammonisce D’Agostino) offre i suoi ristoranti di lusso come luogo di affari (Qui non bisogna muoversi né agitarsi tra destra e sinistra, la scelta cade sempre a centro tavola…) e cambia prospettive e mentalità di chi arriva da fuori. 

Si comincia da un cinema a luci rosse di proprietà e a cento metri dal Vaticano (il Mercury) che divenne prima sede del locale gay Muccassassina e poi sede dell’ufficio stampa per il  Giubileo per poi passare a nottate dove s’incrociano una giovanissima Monica Guerritore vestita da calciatrice della Roma e Alain Delon, passeggiate papali in incognito (Wojtyla che chiede aiuto al commissariato per rientrare in Vaticano), cadute in terra che segnano la fine di un mito (il cinico racconto di Verdone su Sordi), le orge al Degrado e le commemorazioni da passerella (A Roma non c’è niente di più vivo di un funerale), lo sbarco del Living Theatre nel ’68 e il Festival dei poeti di Castel Porziano che nell’irresistibile racconto di Carlo Verdone (presente all’evento) segna la fine di un’epoca con quel pentolone di pasta e fagioli assaltato dai presenti più affamati che interessati alla letteratura. 

Col disincanto e la voglia di demitizzare (I romani non confondono mai la cronaca con la Storia diceva Flaiano) che fanno da bussola a questo viaggio senza tempo che distilla pillole di filosofia de noantri. 

Una città dove il vero potere (Il voto serve ma non apparecchia…) si esercita fuori dai luoghi deputati. Perché qui la convivenza e l’arte di saper sconfiggere i nemici senza combatterli è la regola primaria. Nel documentario, oltre alla testimonianza di Verdone si ascoltano quelle di  Enrico Vanzina, Carmelo Di Ianni, Giorgio Assumma, Massimo Ceccherini, Sandra Milo, Vera Gemma e Vladimir Luxuria.   





Evento speciale in sala il 6,7 e 8 novembre distribuito da Altre Storie     



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