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lunedì 10 gennaio 2022
di Claudio Fontanini
E’ ANDATO TUTTO BENE
Ozon dirige per la prima volta Sophie Marceau in un dramma familiare senza retorica
Un padre, due figlie, un conto alla rovescia verso la morte. Colpito da un ictus a 85 anni, André (André Dussollier) decide di farla finita. Debilitato e non più autosufficiente, quell’ex industriale amante dell’arte e della vita, chiede a sua figlia Emmanuèle (Sophie Marceau) di aiutarlo nell’impresa
Un padre, due figlie, un conto alla rovescia verso la morte. Colpito da un ictus a 85 anni, André (André Dussollier) decide di farla finita. Debilitato e non più autosufficiente, quell’ex industriale amante dell’arte e della vita, chiede a sua figlia Emmanuèle (Sophie Marceau) di aiutarlo nell’impresa. 

Inizia da qui un viaggio umanissimo e toccante in direzione Svizzera, dove un’associazione per il diritto alla morte dignitosa (il contatto è Hanna Schygulla) può ‘regalare’ a quel vecchio cinico ed egoista- che nasconde segreti nell’armadio- il sospirato addio. 

Liberamente tratto dall’omonimo romanzo di Emmanuèle Berheim (pubblicato in Italia da Giulio Einaudi), la scrittrice morta nel 2017 che ha collaborato col regista alle sceneggiature di molti film, E’ andato tutto bene affronta il tema dell’eutanasia attraverso un confronto familiare attraversato da sensi di colpa e gelosie taciute

Quello tra le due sorelle (l’altra è Géraldine Pailhais, quasi una sosia di Juliette Binoche) alle prese con l’impossibilità legale di organizzare una morte desiderata. Col film di François Ozon che prende nell’ultima parte (la meno riuscita) persino i toni del noir con la pericolosa organizzazione della trasferta in Svizzera in ambulanza. 

Storia radicale mai violenta o brutale ma piuttosto punteggiata da siparietti comici ad alleggerire i toni (le battute fulminanti di Andrè, i paradossi di situazioni al limite) E’ andato tutto bene- presentato in concorso all’ultimo Festival di Cannes- passa in rassegna stati d’animo e ricordi amari (i flashback evocativi e crudeli della bambina trattata male dal padre), vecchi amanti che reclamano amore e diritti e una moglie malata e cronicamente depressa (Charlotte Rampling che illumina il film in poche ma decisive sequenze), sonate di Brahms, pistole nel cassetto  e panini al salmone da conservare in frigo per dare senso alla speranza. 

Mentre quel padre migliora la sua condizione fisica nei mesi a seguire ma decide ugualmente di continuare nel suo proposito perché vivere non è sopravvivere. Asciutto e mai ricattatorio, il nuovo film di Ozon si concede qualche evitabile forzatura (la scelta della data della morte come fosse un normale appuntamento collettivo, la risibile caduta col genero in ascensore) riservando il meglio nell’ottima interpretazione di una Sophie Marceau diretta per la prima volta dal regista transalpino sulla scia della Rampling di Sotto la sabbia.   


In sala dal 13 gennaio distribuito da Academy Two          


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