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domenica 29 ottobre 2017
di Claudio Fontanini
Nanni Moretti: "Ho sconfitto un secondo tumore"
Alza le braccia al cielo e stringe i pugni in segno di vittoria. Salutato dagli applausi della sala Petrassi dell’Auditorium che lo abbraccia idealmente dopo aver visto il corto di 8’, Autobiografia dell’uomo mascherato, nel quale ha rivelato di aver sconfitto pochi mesi fa, a vent’anni dal primo, un secondo tumore
Nanni Moretti, protagonista di uno degli Incontri ravvicinati della Festa del cinema di Roma, ha detto finalmente sì al corteggiamento del Direttore, Antonio Monda, felice di fargli da spalla nei 90’ che hanno ripercorso la lunga carriera di uno degli osservatori più lucidi, rigorosi e disincantati della nostra società.
Niente politica però stavolta e nessun j’accuse morettiano nel corso dell’affollatissimo incontro, piuttosto la voglia di raccontarsi attraverso la sua poliedrica esperienza artistica di regista, attore, produttore, esercente e giurato.

"A 15 anni ero un assiduo spettatore del Farnese e del Mignon. La sera mi allenavo a pallanuoto e i miei pomeriggi li passavo in compagnia dei classici e dei film d’autore degli anni ‘60. All’epoca c’erano due partiti: Fellini o Antonioni, io stavo col primo. Mi piacevano quei registi che rifiutavano le eredità culturali precedenti e prefiguravano un nuovo cinema e una nuova società".
Sui suoi inizi dietro la macchina da presa (è stato proiettato il super 8 del ‘75 Come parli frate, parodia dei Promessi sposi girata sul lago di Bracciano) si intenerisce un po’.

"A quel tempo, era il ’72, mi ero appena diplomato e mi vergognavo a dire che non avrei fatto l’Università. Ero indeciso tra essere attore o regista e quando chiedevo di fare l’aiuto regista molti mi guardavano con sospetto credendomi un irresoluto". 
La sua carriera di attore è iniziata invece col Portaborse di Luchetti.
"Daniele ha voluto spiazzare tutti, c’erano sicuramente attori più bravi di me ma io mi sono immedesimato nell’idea del film che voleva rappresentare piuttosto che sul personaggio da interpretare. Non mi piacciono gli attori che si annullano completamente nelle mani dei registi".

Da produttore invece (e sullo schermo vengono proiettati spezzoni di Domani accadrà e Notte italiana) non ha mai cercato cloni del suo cinema. "Volevo restituire un po’ della fortuna avuta con qualche giovane e senza l’ossessione di riproporre i miei schemi cinematografici. In Italia vedo spesso produttori che si affannano ad imporre registi poco talentuosi per poi dire: vedete, ci ho provato ma in Italia non c’è ricambio…"
In giuria a Cannes e Venezia, Moretti racconta poi le interminabili discussioni per imporre le proprie scelte.

"In quelle vesti non ho mai subito pressioni e a contare devono essere sempre i nostri gusti personali. Non mi piacciono i film scelti all’unanimità, significa consegnarsi al medio".
La serata continua con i ciak inediti di Mia madre (irresistibile Turturro che parla in italiano), con un provino maniacale alla Buy e col vecchio corto La sera della prima di Close Up e poi Moretti si tuffa in una serie di aneddoti e rivelazioni.

"La Palma d’oro vinta a Cannes? Non sapevo nulla. Ho solo ricevuto una telefonata che mi diceva di tornare in Francia. Poi sul posto ho incontrato David Lynch (a Roma sabato prossimo per il premio alla carriera della Festa) che mi ha detto: prima o poi ti ammazzerò. Detto da lui fa una certa impressione...".
E’ fiero di aver scoperto per primo in Italia Ken Loach (oggi un suo film esce in molte sale ma Riff Raff fu proiettato in esclusiva al Sacher), colpevolizza un po’ il pubblico ("Non è sempre innocente. A maggio abbiamo proiettato Una vita di Brizè, un bellissimo film che non ha visto nessuno. Eppure non era italiano e non era doppiato) e infine confessa: "con un matto come me non lavorerei mai!"

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