Un trans chiamato desiderio. Sposata da 40 anni con un sindaco conservatore di una cittadina francese, Edith ha deciso finalmente di trasformarsi- anche esteriormente- in quello che si sente di essere: un uomo.
Il percorso di transizione durerà fino alla fine della campagna elettorale del marito in corsa per il terzo mandato da primo cittadino e dopo via ad una nuova vita. Intanto Edith si fa chiamare Eddy in casa, fa cure ormonali e si fa la barba allo specchio tra lo stupore e lo sconcerto del consorte che non sa che pesci pigliare (tanto più che scopre che anche le cernie cambiano sesso…).
E mentre i tre figli della coppia sono in attesa di festeggiare la festa della mamma ecco che sui social diventa virale un video nel quale il sindaco bacia a notte fonda di fronte alla centrale nucleare un uomo coi baffi…Dallo scandalo al coming out pubblico della moglie per finire en travesti nel carnevale cittadino che forse riuscirà a mettere a posto le cose.
Fanno scintille Fabrice Luchini e Catherine Frot, per la prima volta insieme sul grande schermo, in Un uomo felice di Tristan Séguéla (suo Chiamate un dottore! del 2019 con Abatantuono protagonista del remake italiano di Guido Chiesa del 2021) che affronta con intelligenza e ironia temi attualissimi mettendo alla berlina i tanti pregiudizi che ancora circondano l’identità di genere.
Tra equivoci e gruppi di sostegno (gli attori e le attrici delle sedute sono tutte persone transgender o non binarie con realtà e finzione che si intrecciano), valori da difendere e strategie di comunicazione 2.0, reggiseni sepolti in giardino e indizi dal passato (Luchini davanti ai vecchi filmini di famiglia per scoprire le tendenze nascoste della moglie), il film di Séguéla rimette in discussione argomenti scabrosi con classe e misura.
Grazie alle magnifiche prove d’attore di un Luchini spaventato e forastico e della Frot credibile con baffi e abiti maschili. Attori capaci di recitare solo con gli occhi e ai quali bastano un guizzo o una smorfia per trasmettere emozioni e risate all’occorrenza. Certo, l’atmosfera è più favolistica che dura e da denuncia sociale ma il film di Séguéla regala 90’ di satira mai volgare e colorata d’arcobaleno.
In sala dal 9 marzo distribuito da Teodora