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venerdì 18 aprile 2014
di Silvia Di Paola
Urban Solitude: la visione di Wenders
Otto anni dopo la sua ultima mostra romana,Wim Wenders torna con un’esposizione inno alla solitudine
Il cielo grigio sopra la contemporaneità. Grigio anche quando è azzurro tra i desolati paesaggi industriali, e anche quando si intravede tra muri ripidi di palazzoni senza balconi. Grigio perchè parla sempre di solitudini. Per Wim Wenders è così. Lui è l’angelo sopra tutte le Berlino del mondo, sopra tutte le città che fotografa. Città che, come dice lui, “non raccontano storie ma possono comunicare qualcosa della Storia”. Città fatte di muri e graffiti e finestre senza occhi. Città comunque. Anche sperdute in anonimi spazi, abbandonate in deserti industriali, svuotate da battiti umani anche quando sono affollate da uomini perché il paesaggio dell’uomo si racconta anche attraverso la sua assenza, città però cariche di passati individuali e collettivi, stratificati e nascosti.

Comunque città, perchè urbano è l’immaginario di Wenders che si specchia nell’angoscia dello sguardo di Edward Hopper. E dall’America all’Europa tutte le solitudini si somigliano.
Ad otto anni dalla sua ultima mostra fotografica  a Roma, Wenders ci rispinge dentro le sue atmosfere sospese con Urban Solitude, mostra by Adriana Rispoli che regala una visione variegata dello sguardo di Wenders sulla realtà che il cinema ma fortissimamente la fotografia, rigorosamente analogica, per Wenders  fissa, cattura e preserva una realtà dalla quale l’uomo si sta progressivamente allontanando rapito dalla virtualità dell’epoca.

Sino al 6 luglio nel romano Palazzo Incontro tutte fotografie in cui il tema del paesaggio urbano si intreccia indissolubilmente con quello della memoria cosi che da ogni immagine emana una sensazione di  calma nostalgia, racchiude storie passate e azioni dell’uomo percepite nell’assenza che l’artista inquadra. Ad un primo nucleo rivolto all’indagine sugli scenari urbani, in cui è evidente l’influenza dello sguardo di Edward Hopper sulla realtà americana, se ne affianca un altro più recente e forse più intimo, con le opere esposte accompagnate sia da testi che da haiku dell’artista che immortalano il suo pensiero non meno delle immagini. Il cielo sopra Wenders si scruta stupendamente da qui.

 
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Foto dall’Ufficio Stampa

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