Le mine vaganti servono perché disordinano ogni cosa. Mettono le cose nei posti in cui nessuno vorrebbe metterle. Le mine vaganti cambiano, scombussolano, smembrano ma anche condensano. La mine vaganti sono tutte le persone che fanno impazzire Ferzan Ozpetek. E non solo lui. Almeno oggi che, come si dice nel film siamo nel 2010 e non nel 2000, “quando eravamo molto più ottimisti,ancora con nessun 11 settembre e con nessun Bush e con molte speranza anche materiali” chiosa Ozpetek. Perché ci fanno impazzire le nonne combattenti sino all’ultimo respiro (una Ilaria Occhini che ha sofferto tutta la vita e si libera solo nel momento della morte) ma anche le donne che hanno sbagliato una volta nella vita (una Elena Sofia Ricci con due ore di trucco al giorno per farsi imbruttire), magari con l’uomo non giusto e col viaggio sbagliato e giocano quel ruolo di emarginati con una marcia e uno sguardo in più per sempre.
Ma ci fanno impazzire anche i gay appassionati ma pronti al sacrificio come il protagonista con la faccia di Riccardo Scamarcio che racconta: “Mi ha impaurito questo personaggio che non reagisce per tutto il film, temevo che lo spettatore non trovasse un’empatia con lui , temevo che si perdesse tra gli altri magnifici personaggi, e ho tentato di comprendere che il suo non reagire è una scelta precisa, è stato difficile per me perché è un personaggio delicato, sfumato, ambiguo, perché ero al mio primo bacio gay, ero imbarazzato e ho chiuso gli occhi, ma anche perché ho esordito litigando violentemente con Ferzan il secondo giorno di lavorazione ed ero sicuro di essere fuor. Il perché? Ogni giorno mi faceva tagliare i capelli e un giorno, mentre dormivo, ha davvero esagerato, io mi sono svegliato ed ero un altro”. E ci fanno impazzire i gay che, come ci racconta Alessandro Preziosi, “tolgono la sedia sotto al sedere del fratello per affermare su tutti la loro frustrazione o si divertono a giocare a calcetto come due diversi potenziali assassini della normalità”.
E in un film come questo Mine vaganti nato per Ozpetek dal desiderio di cambiare, “un film liberatorio, in cui non mi sono troppo preoccupato degli altri” e in cui Patty Pravo canta Sogno e si commuove “perché non avrei mai pensato di poter dare la mia voce in un film del genere o di far mangiare dei tramezzini ai protagonisti sullo sfondo di Pensiero Stupendo, per me un’emozione”. Tutte emozioni che ruotano e gravitano intorno a un’immagine di famiglia ma di sangue (“non ho mai avuto nulla contro le famiglie tradizionali, appunto “di sangue”, amo ogni forma familiare e a 52 anni più che mai era di famiglia che volevo parlare e di padri, ora che il mio l’ho perso” precisa Ozpetek). D’altra parte, come sottolinea Lunetta Savino, qui madre tradizionalissima, “il bello viene proprio dal contrasto, dall’irruzione della famiglia tradizionale nel mondo armonico dei gay perché nel film si capisce che i più risolti sono loro, mentre questa famiglia eterosessuale sta messa proprio male e la madre che io interpreto sta messa malissimo”. E il bello è parlare di diversità, come dice Ennio Fantastichini, “mostrando le tenebre nella luce e la luce nelle tenebre. Il bello e l’importante è parlarne oggi in un momento di forte omofobia e intolleranza, in un momento in cui io non capisco più il mio paese e le persone che sceglie per farsi rappresentare”.