Chao Ge ha un nome che in lingua mongola significa “fuoco”, una forza della natura che si esprime nei suoi dipinti di sterminate praterie e un grande modello di ispirazione: i classici del Rinascimento. Sono questi gli elementi chiave delle opere - circa 60 fra olii e disegni realizzati tra il 1906 e il 1920, provenienti da importanti musei pubblici non solo italiani, ma di Inghilterra, Francia, Svizzera, Israele, Brasile e America - che il pittore cinese espone nella mostra La rinascita dei classici. Chao Ge, al Complesso del Vittoriano a Roma fino al 23 giugno.
Maestro del paesaggio, ma soprattutto del ritratto, negli ultimi vent’anni Chao Ge ha maturato una sensibilità e una tecnica pittorica che lo hanno portato sulla strada del realismo psicologico, unico cinese ad analizzare e ad esprimere i comportamenti dei personaggi. Con lo slogan “imparare dai maestri”, anziché rivolgersi all’influenza dell’ex Unione Sovietica e degli Impressionisti europei (come hanno fatto altri artisti cinesi) all’inizio della sua carriera il pittore di origine mongola ha seguito i grandi del primo Rinascimento, in particolare Sandro Botticelli e Albrecht Durer, entrambi maestri del paesaggio non meno che del ritratto. Studiandone le tecniche pittoriche, Chao Ge ha assimilato specialmente le linee espressive ben definite e la purezza dei colori.
Durante gli anni Novanta, in coincidenza con il boom economico cinese, il pittore ha voluto esprimere il conflitto psicologico degli intellettuali che si sentivano esclusi dai mutamenti in atto. Nelle composizioni di Chao Ge, in cui l’essere umano è sempre il centro, ha valorizzato i sentimenti più intimi iniziando a dare ai suoi dipinti l’anima delle culture sociali e delle realtà mutevoli. Negli ultimi anni invece il pittore si è concentrato sull’arte tradizionale locale, rielaborandola alla luce delle numerose esperienze di viaggi come quello che nel 2000 lo ha condotto in dieci paesi europei.
In questo modo conosce l’arte egiziana, l’arte classica e le correnti artistiche del vecchio continente. Di conseguenza modifica la prospettiva della propria pittura, non più così interiorizzata ma verso una più ampia visione della spiritualità umana fino alla mostra a Roma dove rappresenta una Cina che oggi il mondo occidentale ha brama e voglia di conoscere, la Cina che oggi si sta aprendo ad una nuova stagione culturale.
La mostra è promossa dal Presidente della Provincia di Roma Enrico Gasbarra e dall’Assessore alle Politiche Culturali della Provincia di Roma Vincenzo Maria Vita nell’ambito della Festa di Primavera 2006. Il coordinamento e l’organizzazione generale sono a cura di Comunicare Organizzando di Alessandro Nicosia.
Fino al 23 giugno
Complesso del Vittoriano – Sala Giubileo
Via di San Pietro in Carcere – Roma
Ingresso gratuito
Orario: dal lunedì alla domenica dalle 9,30 alle 18,30