l drammaturgo è morto venerdì scorso all’età di 89 anni nella sua fattoria di Roxbury in Connecticut, acquistato nel 1958 quando era sposato con Marilyn Monroe, la seconda delle sue tre mogli, e che l’attrice gli aveva generosamente lasciata al momento del divorzio. Miller era nato a Manhattan (New York) il 17 ottobre 1915 da famiglia ebrea benestante.
Una delle opere più famose di Arthur Miller è Morte di un commesso viaggiatore, simbolo del fallimento del ‘Sogno Americano’: un argomento che appariva spesso nei suoi lavori, incentrati sui temi come la famiglia, la moralità e la responsabilità del singolo. L’altro lavoro di Miller rappresentato in tutto il mondo è Uno sguardo dal ponte.
Lo scrittore era malato di cancro e di recente si era aggravato per una polmonite a cui si erano aggiunti problemi di cuore. Al suo capezzale c’erano la sorella Joan Copeland, la figlia Rebecca Miller, sposata con l’attore Daniel Day-Lewis e Agnes Bailey, la giovane pittrice di 34 anni con cui Miller, seppure così anziano, stava vivendo una storia d’amore.
"Molta parte del mio lavoro va diritta al centro delle nostre radici - se la vita ha delle radici - perché oggi la famiglia non esiste più e e le persone non vivono a lungo nello stesso posto: la mancanza di radici è forse parte del nostro malessere, semina il dubbio che nulla sia veramente permanente", aveva spiegato Miller in un’intervista del 1988.
Morte di un commesso viaggiatore - scritto in sole sei settimane - venne messa in scena nel 1944 e guadagnò al suo autore il premio Pulitzer: cinquant’anni dopo, vinse il premio per il miglior revival sul circuito di Broadway e a Miller, allora 83enne, andò un premio alla carriera.
Miller vinse anche un Tony Award (l’equivalente degli Oscar per il teatro) nel 1943 per Il crogiolo, un’opera sull’isterismo di massa durante la caccia alle streghe di Salem che si ritiene ispirato dal clima di repressione politica instaurato negli Stati Uniti durante il maccartismo.
Di Marilyn non parlava mai ma, alla morte dell’attrice nel ‘64, scrisse Dopo la caduta (che racconta l’esperienza di un ménage controverso fra un intellettuale e un’attrice, opera in cui tutti hanno intravisto risvolti autobiografici, mentre Miller si è sempre accanito a negarli, ndr) e, come racconta sul Corriere della Sera Fernanda Pivano che lo conosceva bene, “opera per la quale speriamo tutti che abbia chiesto perdono prima di morire; una speranza confortata dalla sua ultima commedia in vita, Finishing the Picture. Dopo quarant’anni Arthur Miller, forse già malato, aveva scritto questa commedia elegiaca, di ricordi di un uomo che ha conosciuto tutte le fragilità umane e, ormai, neanche tanto rassegnato quanto disposto ad accettarle come parte della condizione umana. Nella commedia (basata sull’ultimo film di Marilyn, Gli spostati del 1961, diretto da John Houston e scritto da Miller), compare una Marilyn in lotta con la depressione e vittima di quelle che Gregory Corso chiamava ‘le sostanze chimiche’. La commedia era andata in scena il 5 ottobre 2004 a Chicago”.
Libri e testi teatrali:
L’uomo che ebbe tutte le fortune (1944)
Situazione normale (1945)
Focus (1945)
Erano tutti miei figli (1947)
Morte di un commesso viaggiatore (1949)
Le streghe di Salem (1953)
Uno sguardo dal ponte (1955)
Memorie di due Lunedì (1955)
Dopo la caduta (1964)
Incidente a Vichy (1964)
Creazione del mondo e altri affari (1973)
Orologio americano (1980)
Una specie di storia d’amore (1982)
Elegia per una signora (1982)
Pericolo: Memoria (1986)
Specchio a due direzioni (1988)
Discesa da Mount Morgan (1991)
L’ultimo Yankee (1992)
Vetri rotti (1994)
Finishing the Picture (2005)