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venerdì 5 novembre 2004
di Ludovica Mariani
Bagaglino, 40 anni di risate
In scena “Un pezzo di Pazzo” con la nuova soubrette Matilde Brandi. Ricordando Gabriella Ferri
Il Bagaglino festeggia 40 anni. Tanti ne sono passati da quando in uno scantinato di vicolo della Campanella, a Roma, un gruppo di giovani autori ed interpreti diede vita allo storico cabaret della capitale. Era il 23 novembre del ’65. Pier Francesco Pingitore era ancora solo un giornalista che si dilettava a scrivere spettacoli con gli amici. La regia era di Oreste Lionello che, sulle tavole del palcoscenico, aveva per compagni di lavoro tra gli altri Pino Caruso, Leo Valeriani e una certa Gabriella Ferri.

Il Bagaglino festeggia 40 anni. Tanti ne sono passati da quando in uno scantinato del vicolo della Campanella a Roma un gruppo di giovani autori ed interpreti diede vita al più amato cabaret della capitale.
Era il 23 novembre del ’65: andava in scena I Tabù. Pier Francesco Pingitore era ancora solo un giornalista che si dilettava a scrivere spettacoli con gli amici. La regia era di Oreste Lionello che, sulle tavole del palcoscenico, aveva per compagni di lavoro gente come Pino Caruso, Claudio Caminito, Gabriella Gazzolo, Leo Valeriani e una certa Gabriella Ferri che proprio sulle tavole del Bagaglino muoveva i primi passi di una carriera conclusasi in maniera tragica e prematura lo scorso 3 aprile.

Gabriella era una di noi - dice Pier Francesco Pingitore, autore di Un Pezzo di Pazzo, il nuovo spettacolo del Bagaglino in scena al Salone Margherita di Roma da questa sera 5 novembre – e per questo ci è sembrato giusto che una parte importante dello spettacolo fosse dedicato proprio a lei”.
Un secondo tempo dal titolo Souvenir dove la particolare voce della Ferri è la colonna sonora che accompagna le coreografie create da Evelyn Hanack per Matilde Brandi, nuova soubrette del Bagaglino. Barcarolo romano, Le Mantellate, Dove sta Zà Zà e tutti i maggiori successi della cantante romana insieme a pezzi ‘storici’ di cabaret interpretati da Oreste Lionello che attinge al suo repertorio del ‘65, ‘67 e oltre dimostrando come la comicità e la satira siano sempre talmente avanti da restare attuali dopo quasi 40 anni.

Ad un secondo tempo rievocativo, romantico, un po’ amarcord si contrappone una prima parte allegra, scoppiettante, piena di gags e lustrini in perfetto stile ‘Bagaglino’.
Un Pezzo di Pazzo è la storia di una famiglia-tipo italiana – spiega ancora Pingitore - messa in difficoltà dall’avvento dell’euro. Poi arriva Irina (Matilde Brandi) la badante russa mandata dal Comune per accudire il nonno (Oreste Lionello) un po’ rimbambito, e la sua presenza giovane e creativa cambia tutto”. Con Martufello (al secolo Fabrizio Maturani), Mario Zamma, Gianluca Ramazzotti lo spettacolo è una critica alla televisione di un certo genere che nel Mondo globalizzato delle notizie in tempo reale obnubila le menti invece di informare. Una tv fatta di giochini idioti, di Grandi Fratelli e Isole, di talk show in cui tutti urlano e nessuno parla.
Scene e costumi sono come sempre di Maurizio Tognalini, così come le coreografie di Evelyn Hanack, le musiche originali di Piero e Francesco Pintucci, e la produzione della mitica Rosa Pol. Regia di Pier Francesco Pingitore.

Matilde, ma secondo te è tutta da buttare la televisione italiana?
È  un mezzo straordinario, basta usarla con professionalità e intelligenza”.

È un po’ che ti dedichi esclusivamente al teatro, pensi di tornare in televisione?
Ho già molte proposte che sto valutando. Intanto tornerò in tv proprio con il Bagaglino che, come ogni anno avrà la sua parentesi televisiva”.

Nello spettacolo balli accompagnata dalla voce di Gabriella Ferri. Hai ricordi di lei come persona o artista?
L’ho sempre ammirata anche se non conoscevo bene il suo repertorio che ho scoperto proprio in questa occasione. Un’artista straordinaria con una voce che sa trasmettere emozioni. Penso a lei come a Lucio Battisti che forse non aveva una voce particolarmente bella ma era interprete di tale statura da arrivare come nessun altro all’animo e ai sentimenti della gente”.

Quali sono i brani che preferisci?
Nina e Sempre. Fin da bambina mi dicevano che assomigliavo a Gabriella ed ora mi ritrovo interprete in uno spettacolo dedicato a lei! Lo considero un onore e una splendida opportunità per me”.

Una carriera luminosa quella della Ferri, finita però tragicamente...
Non è stata la prima e temo non sarà l’ultima a fare del suo lavoro l’unica ragione di vita. Non credo fosse voglia di popolarità o di successo quanto la sensazione di essere sottovalutata, non capita. Soffriva per questo e per l’attenzione che veniva data dalle radio e dalla tv a certe canzonette di nessun valore mentre la bellissima canzone tradizionale romana fatica a trovare un suo spazio. Un repertorio che non ha la vastità di quello napoletano ma la stessa potenza. Andrebbe riscoperto, valorizzato, e qualcuno mi pare lo stia facendo”.

C’è un modo per un artista di sfuggire alla trappola del successo?
Dividere vita e lavoro. La professione è importante ma è un errore darle tutto. Quando scendi dal palcoscenico devi avere una casa, una famiglia che ti aspetta, degli affetti veri, degli interessi. Se no, quando il successo finisce e le luci si spengono rischi di ritrovarti terribilmente sola”.

 


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