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lunedì 26 ottobre 2026
La redazione
Arbitro. Dal fischietto al Var
Il doc. di Maurizio Pizzuto tra memoria, tecnologia e storie personali
Temuti, insultati, giudicati eppure indispensabili per il gioco del calcio. In Arbitro. Dal fischietto al Var, prodotto da Comunikapp con Rai Documentari e in onda su RaiDue il 6 novembre in seconda serata, Maurizio Pizzuto racconta l’uomo dentro la divisa in un viaggio nella classe arbitrale che attraversa memoria, tecnologia e storie personali per avvicinare lo spettatore alla figura più discussa del calcio. 

Dall’eredità di Concetto Lo Bello all’esperienza di Michele Croce, il campo diventa un luogo in cui leggere responsabilità, fragilità e passione. C’è un momento, nel calcio, in cui migliaia di persone guardano lo stesso uomo. Basta un fischio. Le conversazioni si interrompono, le braccia si alzano, dagli spalti arriva un giudizio immediato. Di quell’uomo si pretende di conoscere tutto: che cosa abbia visto, perché abbia deciso, persino quali intenzioni nasconda. Quasi mai ci si domanda come sia arrivato fin lì. 

È in questa distanza tra esposizione pubblica e vita personale che prende forma il documentario scritto e diretto da Maurizio Pizzuto, 
Un viaggio nella figura arbitrale che intreccia la storia del calcio con una domanda molto umana: che cosa significa assumersi la responsabilità di una scelta quando tutti, intorno, si sentono autorizzati a giudicarla?

Per una volta, il pallone lascia spazio a chi gli corre accanto. Emergono la preparazione, la disciplina, il peso dell’autorevolezza e quella particolare solitudine che accompagna chi deve prendere una decisione destinata inevitabilmente a scontentare qualcuno.

Il percorso muove dall’eredità di Concetto Lo Bello, figura che ha segnato l’immaginario sportivo italiano. Il suo nome riporta a un calcio nel quale il carattere dell’arbitro, il modo di stare in campo e la forza di un gesto erano parte integrante dello spettacolo. Da quella memoria, il documentario accompagna lo spettatore verso il presente, nel quale alla percezione diretta si affiancano immagini, verifiche e strumenti tecnologici.

Il passaggio dal fischietto al VAR contiene così una trasformazione più ampia. Cambiano i mezzi a disposizione, cambiano i tempi dell’attesa, cambia il rapporto tra una decisione e chi la osserva. Rimane la responsabilità di interpretare ciò che accade. Anche davanti a uno schermo, il calcio continua a interrogare il giudizio umano.

Pizzuto affronta questo universo attraverso un racconto che cerca la persona dietro il ruolo. Una scelta capace di parlare anche a chi segue il calcio soltanto occasionalmente: la paura di sbagliare, la necessità di prepararsi, la difficoltà di farsi comprendere appartengono all’esperienza di molti. 

Sul terreno di gioco diventano semplicemente più visibili, amplificate dal rumore di uno stadio. In questa prospettiva trova spazio anche il cammino delle donne nell’arbitraggio, con Maria Sole Ferrieri Caputi: una presenza che consente di osservare quanto stia cambiando un ambiente a lungo identificato con un’immagine esclusivamente maschile. Il tema riguarda il riconoscimento delle competenze, la possibilità di essere valutate per il proprio lavoro e la costruzione di nuovi riferimenti per chi si avvicina a questa strada.

Una delle storie più significative è quella di Michele Croce, arbitro in carrozzina nel circuito del Centro Sportivo Italiano. La sua esperienza porta nel documentario una domanda concreta sull’accesso allo sport e sul diritto di viverlo nel ruolo che si è scelto. Qui la passione diventa presenza, impegno, possibilità di partecipare. E la divisa acquista un valore che supera il risultato di una partita.

È anche attraverso queste vicende che Arbitro. Dal fischietto al VAR trova la propria dimensione narrativa. Il documentario avvicina un mondo familiare nelle immagini e spesso poco conosciuto nella quotidianità, restituendo profondità a figure che la cronaca sportiva tende a concentrare nell’episodio decisivo.

Per lo spettatore, il cambiamento di prospettiva comincia da un gesto semplice: seguire, per qualche istante, chi normalmente resta ai margini dell’inquadratura. Osservarne il percorso, ascoltarne la storia, provare a comprenderne il lavoro.

Il fischio continuerà a dividere gli spalti. Ma dietro quel suono, il film di Pizzuto invita a riconoscere una persona. E forse è proprio da questa attenzione che può cominciare un modo diverso di guardare il calcio.

 
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