Mirko Sotgiu è un affermato fotoreporter genovese che da anni si occupa, come professionista e come appassionato, di montagna e paesaggio. Dalle pendici più elevate che è solito sfidare da esperto alpinista ha immortalato con la sua macchina quadri naturali di una bellezza selvaggia e misteriosa. In particolare, la mostra milanese allestita da Patrizia Varone al Palazzo Turati segue un fil rouge preciso che si snoda attorno al nucleo tematico delvento.
Vento come motore primo di tutti gli elementi, perché grazie alla sua energia dinamica l’ambiente si trasforma e si evolve. Assecondare il suo movimento è “farsi cullare da Madre Natura”, tra nuvole che diventano fiumi, cieli sereni che divampano in temporali e foglie che si fanno vortici, ora infiammati dai colori autunnali, ora resi immacolati dalla neve.
E se il suo potere sta nel moto perpetuo (esiste in quanto agita, c’è in quanto sposta gli equilibri), l’idea progettuale alla base dell’esposizione si concentra sugli effetti di questo eterno fluire e dunque sul continuo mutamento a cui sottopone carezzevolmente i suoi sudditi: gli elementi.
Il mistero del vento è impresso su 20 stampe a colori che si stagliano su 12 pannelli di grande formato, di cui nemmeno la cornice è lasciata in secondo piano. Lo stesso artista ne ha curato personalmente la lavorazione, utilizzando legno di betulla dipinto a mano e applicandovi foglie ed altri materiali attraverso la tecnica del découpage.
L’assenza di filtri è in linea con la volontà dell’artista di attenersi il più possibile a una fotografia non elaborata digitalmente, che si limita all’uso espressionista del contrasto, per evidenziare al massimo la straordinaria geometria della luce, sia naturale sia artificiale. Fino al 12 giugno a Palazzo Turati (Milano)
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