Una mostra e un libro per celebrare la più grande musa del cinema italiano, Giulietta Masina. Dal 9 maggio nel foyer del Teatro dei Dioscuri al Quirinale un’esposizione patrocinata dall’Accademia del Cinema Italiano – Premi David di Donatello e dall’Istituto Svizzero di Roma. Una carrellata di cimeli, fotografie e locandine celebrano il talento e la straordinaria personalità di una delle protagoniste più importanti della storia del cinema mondiale. Giulietta Masina era prima di ogni cosa una donna. Timida, riservata, ma anche straordinariamente vivace, come traspariva da quegli immensi occhi neri così penetranti che invadevano lo schermo e contrastavano con il suo aspetto minuto e fragile.
Parlare di lei significa parlare di una coppia, perché Federico e Giulietta furono (e sono) anzitutto due entità magiche unite in una simbiosi d’arte e d’amore senza eguali. L’uno coincide e si completa con l’altro. La loro storia d’amore nasce nel 1943 e finisce il giorno dopo il cinquantesimo anniversario di nozze. Si chiude in modo triste e mesto, con la morte del genio, ormai incosciente da tempo, assistito sino all’ultimo respiro dalla sua adorata compagna, moglie, amica e attrice.
Musa, questo è stata Giulietta per Federico, davanti a tutto il resto. Lo disse lui stesso in occasione del discorso di accettazione dell’Oscar alla Carriera nel ’93: “Vorrei ringraziare, certo, tutte le persone che hanno lavorato con me, ma non posso nominarli tutti. Fatemi fare solo il nome di un’attrice che è anche mia moglie: grazie cara Giulietta! E, per favore, smettila di piangere!”. Interprete-feticcio amata e esplorata in tutte le sue capacità recitative e in ogni sua sfumatura esistenziale, Giulietta Masina è Gelsomina (La Strada), Cabiria (Le notti di Cabiria), e ancora Giulietta (Giulietta degli Spiriti), incarnazione dei sogni malinconici e proibiti del regista e della sua visione satirica e dolceamara dell’esistenza. Nella mostra, curata da Simone Casavecchia e Fiammetta Terlizzi, trovano spazio i ritratti personali e privati, ma anche le immagini più belle tratte dai film che l’hanno consacrata come una delle maggiori esponenti della settima arte nel mondo. È inoltre possibile ammirare, per concessione della Maison, due abiti firmati Gattinoni che fanno parte della collezione privata dell’attrice, nuvole di pizzo e tulle che ricordano altri tempi, altre passerelle, altro cinema, altri miti.
In occasione dell’inaugurazione della rassegna, è stato presentato anche il libro Giulietta Masina, attrice e sposa di Federico Fellini di Gianfranco Angelucci, che ha voluto sottolineare la distinzione che per primo fece l’immenso cineasta riminese tra oggetto (dello sguardo cinematografico) e soggetto (che guarda a sua volta) da cui nasce la poetica felliniana proiettata nel corpo e soprattutto nel volto di Giulietta. Alla conferenza di presentazione, molte le numerose personalità dello spettacolo e della cultura, da Pupi Avati a MilenaVukotic, da Francesca Fellini, nipote di Federico e particolarmente affezionata a Giulietta, al trombettista Mauro Maur che ha eseguito un assolo tratto dalla colonna sonora de La Strada, di cui ricorrono i 60 anni. Si tratta del brano che egli stesso suonò ai funerali di Fellini e della Masina, il commento musicale alla più bella storia d’amore che il cinema abbia mai raccontato.
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