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sabato 22 febbraio 2014
di Alessandra Miccinesi
Sanremo giovani, largo al rap di Rocco Hunt
Primi vincitori al festival di Sanremo aperta da Marco Mengoni sulle note di Endrigo. Nella serata ’Club’ dedicata alle canzoni d’autore - da Tenco a De André e da Dalla a Bindi - con duetti perfettamente riusciti ed altri un po’ meno, tra i giovani vince il salernitano Rocco Hunt. E stasera gran finale della 64ma edizione del festival
Emozioni che solo la musica può regalare, perché i ricordi sbiadiscono - come ha detto giustamente ieri Gino Paoli - ma le sensazioni regalate da un’aria musicale, da un testo che profuma di poesia, quelle proprio non passano. Non affievoliscono. Restano incise nel tempo e nel cuore, insieme con certe voci che non invecchiano, e con testi universali - parole come gemme incastonate nelle strofe delle canzoni - che hanno fatto sbocciare brani di altissimo spessore. La grande musica italiana, quella senza rughe di De André e Lucio Dalla, Tenco e Bindi, del grande Mimmo Modugno e dell’inossidabile De Gregori, passando per Battiato e Bennato, è risuonata ieri sul palco dell’Ariston nella serata dei duetti. Un solo momento di tristezza ha velato gli animi, quando Fazio ha annunciato la morte della voce solista del Banco del Mutuo Soccorso Francesco Di Giacomo, per un incidente stradale vicino Roma.

Ma Sanremo continua e the show must go on con la ribattezzata serata Club, che si è conclusa intorno all’una di notte, spezzata a metà dalla gara delle nuove proposte, in cui ha trionfato il rapper salernitano Rocco Hunt, con la canzone Nu juorno buono.
All’annuncio della vittoria Rocco Hunt è esploso in un pianto commovente, ha abbracciato i suoi ’colleghi’ sul palco asciugandosi le lacrime e, dopo le foto di rito con i premi in braccio, ha ricantato il suo brano in platea: "ha vinto la gente" ha mormorato con la forza e l’entusiasmo della sua gioventù. Dietro Rocco Hunt, in classifica giovani, si sono piazzati Diodato con Babilonia, Zibba con Senza di te (vincitore del premio critica Mia Martini Giovani e premio sala stampa Radio-Web-Tv "Lucio Dalla" sezione giovani) e The Niro col brano 1969. Il premio per il miglior arrangiamento l’ha invece vinto Renzo Rubino per la canzone Per sempre e poi basta che era stata esclusa dalla fase finale.

Ma torniamo a Sanremo Club. L’omaggio alla canzone d’autore s’è involato sulle note della splendida Io che amo solo te, capolavoro di Sergio Endrigo, cantata da Marco Mengoni. E dopo la boutade di Luciana Littizzetto, entrata sul palco dell’Aristo sottobraccio a un misterioso accompagnatore, con in testa un casco integrale (era il maestro Peppe Vessicchio) largo alla musica. 
Brani tirati fuori dal repertorio di grandissimi musicisti - da Pino Daniele ai New Trolls, e da Enrico Ruggeri a Giorgio Gaber, e Paolo Conte, Ivano Fossati, Zucchero - adattati, rielaborati e riproposti in maniera inedita alla platea dell’Ariston, che ha riso a crepapelle col numero del mago Silvan che ha rimpicciolito la Littizzetto.

A far venire i brividi sulla schiena, oltre alla magia per la song di Fabrizio De André Verranno a chiederti del nostro amore ("mi ricordo la notte in cui mio padre la scrisse, dedicandola a mia madre" ha detto Cristiano prima di sedersi al pianoforte) e il timbro di Ron che ha riportato all’Ariston Cara di Lucio Dalla, è stata la coppia di virtuosi Danilo Rea-Gino Paoli: pianoforte superbo e voce ineguagliabile per una perla di Tenco (Vedrai vedrai) e una di Bindi (Il nostro concerto), fino all’inevitabile evergreen Il cielo in una stanza accompagnata da un arrangiamento speciale dell’orchestra. Bellezza allo stato puro, nonostante la strofa cambiata da Paoli - pazienza per i puristi - con l’organo che ’canta’ per me e per te anziché ’vibrare’. Licenza d’autore.

E dopo la chiarificazione pubblica e delle scuse in diretta di Riccardo Sinigallia, escluso dalla gara perché il suo brano Prima di andare via era stato ingenuamente proposto in pubblico ("non farò ricorso, scusate, ero in buona fede" ha detto Sinigallia, che però stasera parteciperà cantando il pezzo fuori gara), a ricordare la bellezza ha pensato Luca Zingaretti sulle parole di Peppino Impastato, lette con emozione alla platea: "Se non si insegna la bellezza alla gente ci si abitua agli orrendi palazzi e ci si dimentica di com’erano prima quei luoghi. E’ per questo che bisognerebbe educare la gente alla bellezza, perché non si abitui alla rassegnazione, ma resti il desiderio della curiosità e della bellezza". Standing ovation.

A ricordare i big della tivi in bianco e nero e del proscenio ci ha pensato Enrico Brignano. Il comico romano ha riproposto il cavallo di battaglia Lulù omaggio al grande Aldo Fabrizi. Elegantissimo in frac nero, camicia, gilet, papillon, e gardenia all’occhiello, rigorosamente in bianco, Brignano ha cantato Lulù senza birignao ma giocando con l’orchestra. Esilarante, anche se, come capita ai grandi maestri, Fabrizi è e resta inarrivabile. Super ospite della quarta serata lo scozzese Paolo Nutini.
Spigolature? Nella memoria della sanremiana 64ma edizione, resteranno la faccia diligente e sorridente di Riccardo Scamarcio alla batteria per Un diavolo in me, Antonella Ruggiero con i musicisti di un ensemble berlinese che hanno suonano col tablet anziché con veri strumenti, La donna cannone intonata da una poco convincente Violante Placido, e i belli con l’anima Francesco Renga e Checco dei Modà, l’abito rosso di una sensuale Fiorella Mannoia e quello tatticamente velato di Simona Molinari, per non parlare del terrore dipinto negli occhi di Alessandro Haber che aggrappato all’asta del microfono è entrato in scena dopo Alessio Boni (voce recitante) per cantare con Giusy Ferreri Il mare d’inverno.... che evidentemente ha agitato anche lui. Sipario.
(Fonte Ansa)

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