Cos’hanno in comune un giovane sindonico dai tratti mediterranei, un hippy dagli occhi azzurri e i capelli lunghi biondi, un affascinante nevrotico in continuo stato estatico e un uomo bello e muscoloso? Quella di rappresentare/essere il Cristo al cinema. A partire dalla sua nascita, la settima arte ha da sempre affermato la propria fascinazione nei confronti dell’immagine cristologica. Sostanzialmente la vita di questo falegname della Galilea, confluita all’interno della cornice filmica, è servita, inizialmente, al cinema delle origini per creare nello spettatore un’immediata affezione nei confronti di una nuova forma d’arte, per divenire poi, nel corso del Novecento, terreno d’indagine, a volte sfociante nella pura ossessione, della macchina da presa di affermati cineasti.
Tra questi Pier Paolo Pasolini, con Il Vangelo secondo Matteo, Norman Jewison, con Jesus Christ Superstar, Martin Scorsese, con L’ultima tentazione di Cristo e Mel Gibson, con The Passion. Obiettivo di questo studio iconologico circoscritto è quello di far emergere, mediante l’utilizzo delle metodologie di analisi filmica applicate a quattro diverse pellicole, differenti variazioni sul tema, individuando nell’immagine cristologica una vera e propria testualità capace di significare le interazioni del cinema con la religione, la filosofia e la teologia.
Le analisi di alcune sequenze, fotogramma per fotogramma, oscilleranno continuamente tra volontà autoriale, esigenze produttive, ricerca storica, Sacre Scritture ed Ebraismo.
Giammario Di Risio è giornalista e blogger. Ha lavorato presso la Fondazione Cinema per Roma e all’Ufficio Stampa dell’Ambasciata italiana in Israele. Ha collaborato, come critico cinematografico, con il quotidiano Il Riformista, il mensile di arte e cultura Il bene comune. Attualmente recensisce film e serie tv per Close-up e Cinespettacolo.it.
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