Parliamo di un una delle figure più importanti del cinema tedesco e internazionale. Werner Herzog raggiunge il successo già con il primo lungometraggio, Segni di vita (Lebenszeichen, Orso d’argento a Berlino nel 1968 per la Migliore opera prima) e con Aguirre furore di Dio (1972) inizia il forte sodalizio con il nemico-amico Klaus Kinski, protagonista fra gli altri di Fitzcarraldo (1982, Premio per la regia al Festival di Cannes) e Nosferatu – Il principe della notte (1979). Lascia l’impronta anche nel cinema documentario, dedicando al suo attore feticcio il ritratto Kinski, il mio nemico più caro (1999), e girando opere di successo come Grizzly Man (2005) o Encounters at the End of the World (2007, nominato all’Oscar).
Il Direttore artistico Carlo Chatrian dichiara «se i premi non sono solo dei riconoscimenti ma anche dei segnali per il futuro, penso che Werner Herzog sia la persona più indicata a tracciare la strada che il Festival vuole percorrere. Una strada che pensa il cinema come un atto che coinvolge e “stravolge” le persone che lo fanno e che lo vedono. Un atto che richiede una ferma volontà e un’altrettanto precisa presa di posizione. La stessa che ha mosso Herzog a lasciare il suo villaggio sulle montagne della Baviera per percorrere le strade del mondo e tradurre in immagini e suoni le esperienze vissute, condivise, immaginate».