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venerdì 27 gennaio 2012
di José de Arcangelo
L’arte di vincere
Lo spirito più vero dell’american dream brilla sul ’diamante’ del baseball grazie a Brad Pitt

Ancora un film ispirato ad una storia vera, una ‘vita’ ambientata nel mondo del baseball ma non per una pellicola sportiva, almeno non solo. Un dramma contemporaneo, dolce-amaro quanto la vita stessa, che però racconta un fatto eccezionale che, in un certo senso, è il sogno americano ribaltato, perché anche quando lo raggiunge (successo e denaro), il protagonista rinuncia, restando fedele ai suoi principi.
Candidato all’Oscar per il miglior attore protagonista, Brad Pitt (anche produttore) interpreta Billy Beane, un ex aspirante star del baseball che, dopo numerose delusioni e fallimenti sul campo, è diventato manager della squadra degli Oakland Athletics. Nel 2002 i suoi giocatori migliori, ancora una volta, passano a club più importanti, ovviamente per la solita questione di soldi.

Billy è costretto a ricostruire la sua squadra avendo a disposizione un terzo della busta paga per i giocatori, ma non si arrende, anzi vuole vincere. E, non avendo dimenticato le teoria ormai abbandonate di Bill James, scopre il giovane Peter Brand (un sorprendente Jonah Hill, da Superbad a Cyrus), un mite ed intelligente “macina-numeri” laureato a Yale. I due mettono insieme saggezza e volontà nell’esaminare ogni dettaglio grazie ad analisi statistiche computerizzate dalle organizzazioni del baseball che puntano sulle star anziché sulla squadra. Così facendo, i due rivalutano giocatori considerati ormai nullità per qualche difetto fisico, o perché ‘strani’ o ‘vecchi’, ma ancora dotati di talento e volontà da vendere.

Naturalmente, il loro rivoluzionario metodo viene considerato dai più una follia, tanto da irritare la vecchia guardia, i media, i tifosi e persino il loro allenatore Art Howe (un Philip Seymour Hoffman in secondo piano) che si rifiuta di collaborare, addirittura non utilizzando i ‘nuovi’ giocatori. A Billy non resta che vendere le poche stelle rimaste e, in questo modo, l’allenatore è costretto a mandarli in campo. A questo punto, dopo le sconfitte d’inizio stagione, gli Oakland A’s vincono ben 20 partite di seguito, stralciando ogni record della storia dell’American League. Però proprio nella prima partita, post stagione, la squadra non ce la fa a raggiungere l’agognata vittoria.

Comunque, il metodo è risultato vincente, tanto che i Boston Red Sox gli offrono un ingaggio di 12mila dollari. Ma Billy non accetta e resta ad Oakland in attesa della vittoria vera, sul campo, non del successo né tanto meno dei soldi.
Una vicenda vera senza il trionfale happy end, ricostruita nel libro di Michael Lewis e sceneggiata da Steven Zaillian (da Schindler’s List a Millennium - Uomini che odiano le donne) e Aaron Sorkin (The Social Network), che è l’opposto delle roboanti e frenetiche pellicole di ambiente sportivo di marchio hollywoodiano. E il regista Bennet Miller (Capote - A sangue freddo) se ne discosta anche nella narrazione - sobria ma non noiosa, anzi - puntando sulle contraddizioni della società americana contemporanea, sui conflitti interpersonali e su quelli interiori del protagonista, vincente e perdente al tempo stesso, perché vuole vincere a modo suo, magari sprecando il proprio talento per non cedere alle regole della società dei soldi.

Chi non ama lo sport, e in particolare il baseball, non si preoccupi perché le scene delle partite non raggiungono la lunghezza di uno spot, anche perché lo stesso Billy - pure superstizioso - non le vede né le segue nemmeno.
Un Pitt veramente al meglio delle sue capacità nel ritratto di un uomo carismatico, in equilibrio tra forza e fragilità, solitudine e disagio; sfumature che si rivelano ora nel rapporto amorevole con la figlia adolescente, ora con il giovane e robusto Brand (i loro duetti sono uno dei pregi del film).
Nel cast di Moneyball (titolo originale) - presentato al Toronto Film Festival e in apertura a quello di Torino - anche Robin Wright (Sharon, l’ex moglie), Chris Pratt (Scott Hatteberg), Stephen Bishop (David Justice), Reed Diamond (Mark Shapiro) e Kerris Dorsey (Casey Beane).

Nelle sale dal 27 gennaio distribuito da Sony in 43 copie.


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