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mercoledì 23 novembre 2011
di Silvia Di Paola
Camilleri al Courmayeur Noir in Festival
A lui, all’ormai star Andrea Camilleri, Giancarlo De Cataldo ha consegnato il simbolico “Doblone Brasher” descritto da Raymond Chandler in High Window e scelto dagli organizzatori come emblema di questo ormai storico riconoscimento alla carriera. E il siciliano doc ringrazia, acciaccato "dalla influenza e dall’età" e indietreggia, carezzando i ricordi, sino al primo anno in cui arrivò al festival di Courmayeur

Altro che Totò e Peppino a Milano - ricorda Camilleriio arrivai a Courmayeur persino con gli scarponi di montagna e mi ricordo che venne letto il mio primo racconto affiancato al racconto di un francese,  tutti e due ambientati in uno scompartimento ferroviario  con un assassino , situazione incredibile”.
Un attimo dopo la presentazione di tutte le novità della rassegna in programma a Courmayeur, la scena è stata tutta del creatore di Salvo Montalbano.

Di che famiglia di scrittori sente di far parte?
Della famiglia europea e mediterranea, non ho modelli inglesi che spaccano il capello alla Sherlock Holmes, a me piace il colpo di genio. E direi che tra scrittori mediterranei abbiamo un’aura comune.

E Raymond Chandler cui rimanda il premio del festival?
Non l’ho conosciuto via libro ma via cinema. E lo stesso con Hammett che ho conosciuto vedendo il Falcone Maltese. Ho scoperto che era possibile scrivere un romanzo poliziesco con un impegno alto di scrittura, cioè magari citando Shakespeare o come Chandler (Foto n. 3) con una straordinaria ironia sottesa e un’accentuazione della vulnerabilità dell’eroe.

Nel senso che l’eroe del giallo è come un cowboy spostato in area urbana, non concepisce la possibilità dello scacco e , invece, nelle storie di Chandler c’è la vulnerabilità dell’eroe. E sia lui che Hammet sono prima di tutto scrittori puri, non scrittori di genere: il loro punto di partenza è voler scrivere romanzi senza accezione. Solo noi possiamo considerarli di genere, per comodità magari, ma non lo sono.

E da dove parte Camilleri davanti alla pagina bianca?
Dai dialoghi e lavoro molto isolato. Non ho amici scrittori e ho rari confronti come quello con una persona come Lucarelli, molto più giovane di me, mi è stato utilissimo. Ma davanti ai miei personaggi mi chiedo: come parlano e non come sono. Il loro essere è una conseguenza del loro parlare, del loro proporsi. Il genere non c’entra.

Però lei ha anche scritto dei western...
Solo in tempo di fame, dovevo mantenere la famiglia me lo hanno chiesto e l’ho fatto. Poi me ne dimenticai. Una sera, nate le tv private, vidi due ectoplasmi che si sparavanno come dei pazzi e cominciai a prevedere, passo dopo passo, ciò che sarebbe successo. Mia moglie mi chiese ma come facevo. Io non lo sapevo e ci misi un po’ a capire che era il soggetto che avevo scritto io.

Ma oltre il western, il noir, l’horror  c’è, in questa nuova edizione del festival l’apocalisse? E’ oggi?
Sì , la parola è giusta per il presente, anche se comporta la fine del denaro come lo concepiamo ,e questo non mi importa, ma anche della lettura e ciò mi dispiacerebbe. Ma a questo siamo lontano, anche se una tragedia, e grossa, è in corso. Sono convinto, perciò che è appropiato parlare di apocalisse per il momento attuale: non lo sa nessuno di noi ma stiamo combattendo la prima guerra globale del 2000.

E’ una guerra , solo che invece delle bombe c’è il denaro e si ottiene la stessa cosa: ridurre la nazione più debole sul lastrico, come accadeva quando i vincitori vincevano le guerre sul campo. Non facciamo oggi che seguire i listini di borsa come io da giovane seguivo i comunicati di guerra, con la stessa ansia e lo stesso timore. E l’ansia della Banca Europea di arginare, comprare, decidere è come una sorta di Stato Maggiore. E’ la prima guerra di questo millennio e non abbiamo ancora idea di come potrà finire. La crisi di oggi, vera, è spaventosa ma la vita continua, la vita ha un senso, i rapporti tra uomo e uomo magari si rafforzano invece che incrinarsi. E, allora, chi mi dice che non ne verrà un gran bene?

Ecco, infine, tutte le novità della rassegna in programma a Courmayeur dal 5 all’11 dicembre: 10 lungometraggi in concorso (si va da Margin Call che riattraversa la crisi in borsa del 2008 con le facce di Kevin Spacey, Paul Bettany e Jeremy Irons, all’incubo futuribile di In Time firmato da Andrew Niccol e interpretato da Justin Timberlake (Foto n. 5), dal tostissimo horror scritto da Guillermo Del Toro Don’t Be Afraid of the Dark (Foto n. 6) alla black comedy texana Bernie con Jack Black, dal noir De Bon Matin col grande Jean-Pierre Darroussin al fuori concorso Pananormal Xperience 3D, per far solo dei titoli); 5 documentari e sei film per la tv (tra cui il Poirot XII presentato da Dive UNiversal), i libri (5 i finalisti del Premio Scerbanenco, 10 gli Incontri con gli Scrittori) e poi gli eventi speciali, l’omaggio a Stephen Frears e il doppio appuntamento col “tema dell’annoVedo Nero realizzato in collaborazione con Cinecittà Luce.


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http://www.noirfest.com
 
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