Sono 10 anni che tutto il mondo se lo chiede: "Ma che fine ha fatto Bin laden?". Risposte certe non ce ne sono; così ci prova il regista Morgan Spurlok - già autore del pluripremiato, dissacrante e sorprendente Super Size Me, sul fast food, nominato all’Oscar - con questo interessante ed ironico documentario sul leader del terrorismo internazionale, già presentato nella sezione l’Altro Cinema-Extra, al Festival di Roma 2008. E la domanda del titolo diventa oggi, a due anni di distanza, ancora più inquietante e senza risposta, almeno ufficialmente. Scritto dal regista con Jeremy Chilnick, entrambi co-produttori con Stacey Offman, il film ha come protagonista ancora una volta lo stesso Spurlock.
Con un bambino in arrivo - la moglie era incinta e la vediamo grazie al montaggio alternato - la necessità di rendere il mondo un posto più sicuro si fa impellente, così il modesto cittadino del West Virginia decide di intraprendere quello che nessuna squadra operativa speciale o meno è riuscita a fare: mette all’opera la sua assoluta mancanza di esperienza, preparazione e competenza per dare la caccia all’uomo più pericoloso e ricercato del pianeta.
L’epica e pacifica ricerca ha inizio a New York per poi fare il giro del mondo. Spurlock, infatti, attraversa Egitto, Marocco, Israele, Palestina, Arabia Saudita, Afghanistan e si avvicina più che mai al cuore di tenebra, nelle regioni tribali del Pakistan, in cerca del barbuto più famoso del mondo. Sulla sua strada interroga esperti ed iman, parenti ed amici dei seguaci del leader, ‘dà una mano’ all’esercito israeliano a disinnescare bombe, scopre la teoria del ‘complotto’ che collega Al Qaeda al film Babe - Maialino coraggioso, ‘partecipa’ a raid militari americani in Afghanistan ma, soprattutto, intervista e parla con la gente per strada, fatto che fa venire alla luce come non tutti i musulmani siano terroristi né siano nemmeno d’accordo con Bin Laden, il terrorismo e la guerra di religione.
E, nel frattempo, si arriva ad una più profonda comprensione delle radici dei conflitti mediorientali che oggi turbano il mondo e sembra avvicinarsi a Bin Laden stesso. Ma il mistero resta: veramente, "che fine ha fatto Osama Bin Laden?", dato che negli ultimi anni anche i suoi sempre più rari videomessaggi sembrano fatti come le presentazioni di Enrico Ghezzi per il Fuori orario di Raitre, vecchi filmati doppiati al telefono.
Partecipano alla riuscita di questo documentario, originale e gustoso, il direttore della fotografia italo-americano Daniel Marracino, i montatori Gavin Coleman e Julie Bob Lombardi, con le musiche di Jon Spurney. Il film è prodotto dalla Warrior Poets, casa di produzione del regista, e dall’europea Wild Bunch.
Ora Spurlock è impegnato in un progetto sul mondo del fumetto che dovrebbe uscire nel prossimo anno. Anche perché quando non è impegnato nella produzione o nella regia, Spurlock si occupa di volontariato, attraverso la Life Rolls On Foundation, di cui è membro del Consiglio di Amministrazione.
Nelle sale dal 9 luglio distribuito da Fandango in 20 copie.