“Ci conoscevamo dal 1958, ha detto Roberto Podio, il batterista ed agente ma soprattutto amico di Lelio Luttazzi. Siamo stati sempre insieme. Ho cominciato la mia carriera con lui e con lui ho suonato fino all’ultimo concerto, quello del 15 agosto scorso, in piazza Unità d’Italia, a Trieste. È una parte della mia vita che se ne va - ha aggiunto - una vita insieme, di musica, risate, affetto, amicizia. Era un artista straordinario, un uomo speciale”.
"La città di Trieste - ha reso noto il sindaco Roberto Dipiazza - l’onorerà allestendo la camera ardente nella sala del Consiglio Comunale. E’ morto un grande artista, un grande triestino”, ha commentato Dipiazza.
Lelio Luttazzi era nato a Trieste il 27 aprile del 1923: aveva compiuto 87 anni. E’ stato uno dei personaggi di maggior successo della canzone italiana degli anni ’50 e ’60 ma soprattutto un protagonista della televisione, dell’epoca d’oro di Studio Uno, della radio e del cinema. Tra i primi ad inserire nella canzone italiana le strutture del jazz, un modo di comporre ’swingato’ che ha il suo primo esempio in Muleta mia, una canzone scritta per Teddy Reno. Ma, rimanendo nell’ambito musicale, i titoli delle composizioni di Luttazzi comprendono tra le tante, Una zebra a pois, cantata da Mina, Il giovanotto matto, il classico di Ernesto Bonino, Il favoloso Gershwin, Promesse di marinaio, fino a quella che rimane la sua interpretazione più famosa e nostalgica, El can de Trieste.
Luttazzi era cresciuto nella stagione in cui nascevano la radio e la televisione moderne e, come tanti altri suoi colleghi, aveva iniziato la sua carriera nella rivista teatrale dove aveva scritto le musiche soprattutto per i testi di Scarnicci e Tarabusi come Barbanera bel tempo si spera con Ugo Tognazzi ed Elena Giusti, Tutte donne meno io con Macario e Carla Del Poggio nella quale era inserita la celebre Souvenir d’Italie.
Ma Luttazzi apparteneva a quella figura tipica della televisione, del musicista con capacità comiche ed intrattenitore, un ruolo che lo ha portato a condurre programmi come Ieri e Oggi, Studio Uno, Il Paroliere. Probabilmente l’apice della popolarità lo ha toccato grazie ad Hit Parade, uno dei più longevi programmi radiofonici nonché uno dei primi esempi italiani di trasmissione dedicata alle classifiche musicali trattate con lo spirito del varietà. L’annuncio con il titolo dilatato ("Hiiiiiit Parade!!") come in uno spettacolo di Broadway è rimasto nella memoria del pubblico italiano che seguiva la radio negli anni ’60-’70.
Come tanti suoi colleghi dell’epoca, Lelio Luttazzi ha frequentato molto anche il cinema, scrivendo colonne sonore e partecipando anche come attore. Nel primo ruolo ha firmato anche alcuni film di Totò come il celebre Totò, Peppino e la Malafemmina o Totò lascia o raddoppia?. La sua più conosciuta apparizione di attore è del 1965 nell’Ombrellone di Dino Risi. Buon musicista, pianista innamorato del jazz, Luttazzi è stato un personaggio dal l’humour discreto che ha visto interrompersi bruscamente la sua parabola artistica quando è rimasto coinvolto in una vicenda di droga dai contorni mai chiariti della quale è risultato in un primo tempo responsabile di colpe che non erano tutte sue. Questo episodio, insieme all’ atteggiamento di alcuni colleghi che gli erano più vicini e che certo non lo hanno aiutato in quel momento così difficile, hanno spinto Luttazzi ad un esilio volontario dal quale è uscito soltanto raramente per qualche piccola rentrèe con alcuni musicisti amici.